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L'editoriale

Renzi cadrà sull'immigrazione

14 Giugno 2015

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Ha ragione Giampaolo Pansa: Renzi non cadrà per il Jobs act, la Tasi o altro. Cadrà per gli immigrati. Perché è sui profughi che il presidente del Consiglio mostra al Paese che le sue sono chiacchiere e niente altro. La disoccupazione, i vincoli europei, lo spread e anche le riforme sono condizionate da fattori esterni. Ma la gestione degli stranieri no. Quella, nonostante i richiami alle decisioni della Ue, è un affare italiano. Mai come in queste settimane il governo si è dimostrato incapace. Mai come in questa situazione di emergenza Renzi si è rivelato inadeguato. Ieri notavamo come, pur essendo a Milano, il premier non abbia ritenuto opportuno far visita a un ferroviere che per aver fatto il suo dovere, cioè chiedere ad un gruppo di immigrati di mostrare il biglietto, è stato aggredito a colpi di machete e ha rischiato l’amputazione del braccio sinistro. E allo stesso tempo, pur trovandosi nel capoluogo lombardo per un incontro dal titolo profetico (Italia-America Latina), non si sia sentito in obbligo di visitare la Stazione Centrale dove da giorni bivaccavano decine di stranieri a rischio epidemia. Perfino un turibolo ambulante come Massimo Gramellini, il più politically correct dei giornalisti cari a Palazzo Chigi, ieri sulla Stampa si è sentito di dare il buongiorno a Renzi. Per non dire di Beppe Severgnini, la cipria del Corriere della Sera, che tra battute e aggettivi aggraziati copre ogni ruga del governo. Tutti concordi a lamentare l’assenza di una politica sul tema dell’ immigrazione. La verità è che, dopo anni di parole prive di senso e critiche a chi si appellava al buon senso, l’accoglienza della sinistra si rivela per quel che è: l’arte del non governo, ovvero una rassegnata accettazione di chiunque sbarchi sulle nostre coste, senza un piano, senza una regola, senza nessuna fermezza, ma solo con la solita furbizia levantina.

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