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La rabbia senza l'orgoglio

L'editoriale di Maurizio Belpietro: basta subire in silenzio, combattiamo i tagliagole

27 Giugno 2015

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Li chiamano lupi solitari. Terroristi isolati, che non appartengono a nessuna organizzazione e che non hanno collegamenti precisi con gruppi armati. Schegge impazzite di un fanatismo religioso che a volte si chiama jihad, altre Al Qaeda, altre ancora Stato islamico. Tuttavia, che siano soli o accompagnati fa poca differenza. Sempre di fondamentalisti si tratta e sempre più numerosi sono. Pochi hanno tenuto il conto degli episodi di terrorismo isolato che le cronache hanno registrato nell’ultimo anno. L’assalto al Parlamento canadese, l’irruzione nel coffee shop australiano, le auto lanciate sulla folla in Francia, la sparatoria nella sinagoga in Danimarca, la strage di Charlie Hebdo e del supermercato kosher di Parigi, il massacro di turisti a Tunisi. Fatti scollegati apparentemente uno dall’altro, senza una rete che li tenga insieme, senza una centrale unica che li coordini e li organizzi. Eppure, ciò non di meno, questi lupi solitari sono più che pericolosi. Mentre un’organizzazione terroristica vera e propria ha bisogno di covi in cui nascondersi, di molte armi con cui colpire, di parecchi soldi per mantenersi, i jihadisti solitari non hanno bisogno di nulla, a volte neanche delle armi. Già, perché ogni strumento va bene per la guerra santa. Un coltello, una macchina, un mezzo pubblico. L’importante è colpire, terrorizzare, minare il nostro equilibrio, (...)

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