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L'editoriale

Le imprese lasciano l'Italia, Renzi s'attacca alla poltrona

2 Agosto 2015

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Ho conosciuto Giampiero Pesenti trentatré anni fa, quando il suo gruppo era dato per spacciato. Il padre-padrone dell’Italcementi, Carlo senior, era in un letto d’ospedale colpito da infarto. Il socio, Roberto Calvi, del Banco Ambrosiano, era in fuga. E sul traballante impero di banche, boiacca e debiti aleggiavano i corvi, già pronti a spartirsi le spoglie. I giornali più generosi davano a Giampiero Pesenti dell’incapace. Avendolo il padre confinato fino all’età di cinquant’anni in un sottoscala dell’azienda, affidandogli sempre ruoli secondari, erano certi che una volta che si fosse trovato le redini in mano sarebbe andato gambe all’aria. In realtà l’erede era semplicemente un tipo cui non piaceva apparire, uno di quei bergamaschi di poche parole e quelle poche pronunciate con un certo impaccio. Tuttavia, anche parlando il meno possibile, Giampiero prima e suo figlio Carlo poi, hanno salvato l’Italcementi e il gruppo dai debiti, facendo crescere le aziende fino a farle diventare tra le prime del settore in Europa. .

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