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L'editoriale

L'accoglienza "benedetta" ci rende stranieri in casa nostra

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Qualche giorno fa il giornale dei vescovi italiani, Avvenire, ci ha accusato di essere una fabbrica dell’odio. La nostra colpa? Commentare le notizie che hanno per protagonisti gli immigrati e dare spazio alle relative proteste degli italiani. Francesco Borgonovo ha già risposto all’accusa rigettandola con molti e fondati argomenti. Mi sia consentita tuttavia una battuta: a me pare che invece di fabbrica dell’odio si dovrebbe parlare di fabbrica dell’ovvio, nel senso che quanto scriviamo risulta di una tale evidenza da escludere ogni possibilità di equivoco sul piano dell’interpretazione o del giudizio. Dunque chi lo mette in discussione o è miope e non riesce a vedere ciò che gli sta intorno o è in malafede e deve torcere la realtà a proprio uso e consumo. Come si fa infatti a non capire che non si può accogliere chiunque si presenti a casa nostra? Come non comprendere che centinaia di migliaia di sbarchi alla fine produrranno solo disagi e conflitti? Come non rendersi conto che spesso chi arriva non è un profugo ma uno in cerca di fortuna e di frequente a spese degli altri?

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Commenti all'articolo

  • plinio72

    20 Agosto 2015 - 12:12

    Questa accoglienza non è benedetta ma maledetta. Gesù disse non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te ma da questo nn è accettabile violenze da chi si aiuta Quando si parla di omicidi violenza da immigrati le vittime non sono numeri o percentuali ma di persone di anime che i cattivi buonisti considerano come accettabile per un fine superiore ( loro superbia nel voler sentirsi un dio) e questa arroganza urla al cospetto di Dio.

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