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Sbarchi e scafisti

La Libia ci insegna come punire gli scafisti. L'editoriale di Maurizio Belpietro

30 Agosto 2015

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Quella che vedete qui a fianco è la foto di tre scafisti libici. Non so dove l’agenzia Ansa l’abbia scovata. So che questa foto ritrae chi organizzò e condusse la traversata del Mediterraneo di centinaia di profughi che pochi giorni fa finirono in fondo al mare. I tre stringono tra le mani l’immagine di una delle loro vittime: bambini inghiottiti dalle acque mentre erano a bordo di una bagnarola sovraccarica. Ad arrestare e a esporre alla pubblica gogna gli scafisti però non è stata l’Italia, bensì l’incivile e dilaniata Libia. Per capire chi avesse organizzato il viaggio della morte, chi avesse stipato di passeggeri un battello malandato che non era in grado di affrontare il mare, chi in pratica fosse il responsabile dell’omicidio di centinaia di persone, non è servita una perizia disposta dall’autorità giudiziaria né sono state necessarie rogatorie o intercettazioni. A scovare i colpevoli ci ha pensato la gente del posto, indignata più di tanti nostri indignati speciali, i quali pontificano sui giornali a favore dell’immigrazione ma poi non muovono un dito e se lo muovono è solo per fare i maestrini dalla penna rossa.

La popolazione locale ha trovato i responsabili e li ha puniti senza tante chiacchiere. Il carcere è la riprovazione generale. Una foto, ognuno stringe tra le mani l’immagine che ritrae una delle giovani vittime, affissa ad ogni angolo della zona, così che si sappia bene di quale reato i tre si sono macchiati. Processi sommari, giustizia barbara che non garantisce alcuna tutela all’accusato? Può darsi, ma se guardo alla giustizia italiana, alla sua lentezza, alla sua incapacità di individuare i colpevoli e di punirli, alle sottigliezze del diritto romano, quasi quasi comincio a invidiare il diritto libico.

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Commenti all'articolo

  • eziocanti

    03 Settembre 2015 - 09:09

    La loro giustizia, come quella di tanti altri paesi come Tunisia, Egitto, Arabia Saudita, Albania, Romania, ecc. è molto più sollecita e certa di quella italiana, per questo che la feccia del mondo viene a delinquere in Italia, qui c'è la quasi certezza dell'impunità; finché saremo governati da ipocriti pagliacci, dovremo subire.

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  • gigi0000

    30 Agosto 2015 - 15:03

    Siamo tutti fondamentalmente a favore della giustizia libica: quando la colpevolezza è certa, una bella corda, almeno per certi reati. Oppure il carcere, ma con lavori forzati.

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