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L'editoriale

Pubblicano la foto choc per non fare mea culpa

4 Settembre 2015

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Anni fa, quando dirigevo Il Giornale, pubblicai la foto di un bambino morto. Anzi, a dire il vero non si trattava di un bambino morto, ma di un bambino mai nato: l’assassino lo aveva ucciso assieme alla madre pochi giorni prima che questa lo desse alla luce. Benché fosse evidente che si trattasse di un bambino e che avesse tutto per essere dichiarato tale - mani, occhi, cuore, cervello e vita - non essendo materialmente ancora stato partorito e dunque registrato all’anagrafe, per la legge quello non era un bambino. E l’assassino, pur avendo ucciso perché quel bambino non aprisse gli occhi e non emettesse un solo vagito, per la legge non era da considerarsi tale: omicida sì, ma solo della madre. Per questo motivo pubblicai la foto. Una creaturina con il pigiamino, la cuffietta, i primi capelli, la pelle di velluto, ma gli occhi chiusi per sempre, come aveva voluto la mano che aveva sparato alla donna che lo aveva in grembo. Una mano che non avrebbe mai pagato per l’omicidio della creaturina.

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