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L'editoriale di Maurizio Belpietro

In Parlamento ci sono più Scilipoti che deputati Pd

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Anni fa, quando Silvio Berlusconi resisteva agli assalti di chi lo voleva fuori da Palazzo Chigi e imbarcava statisti del calibro di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, mi capitò di dibattere in un programma televisivo con l’allora direttrice dell’Unità. Concita De Gregorio si dichiarava indignata per la compravendita di onorevoli: mai nella storia del Parlamento si è visto un simile mercato, tuonava come volesse saltare sulla sedia. A me toccò farle rimettere a terra i piedini inguainati nelle scarpe di Louboutin, ricordandole che all’epoca del governo D’Alema s’era visto di tutto, compreso un tizio che nonostante tenesse il busto di Mussolini in camera da letto e fosse stato eletto con Alleanza Nazionale, venne fatto sottosegretario dal primo presidente del Consiglio post comunista. Un leghista accusò un deputato della sinistra di avergli offerto soldi in cambio del voto favorevole al nuovo esecutivo e portò anche un nastro in procura per dimostrare di non raccontare balle. Nonostante citassi fatti e nomi con precisione, Concita si ostinava a negare, come quei bambini che presi con le mani nella marmellata insistono a ripetere che quella sui polpastrelli non è conserva di frutta ma inchiostro. Per farla finita fui costretto a mostrare le prime pagine di Corriere e Repubblica dedicate alla faccenda, così che almeno a casa qualcuno si rendesse conto di quanto fosse viziato e in malafede il dibattito. (...)

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Commenti all'articolo

  • gigi0000

    20 Settembre 2015 - 10:10

    Lo scandalo della compravendita di Razzi e Scilipoti è ormai negli annali della storia, così come quella di De Gregorio - pagato con bonifico, per nascondere il fatto - ma costoro giovarono a Berlusconi, mentre gli attuali voltagabbana, pagati a suon di poltrone e vantaggi economici ben superiori ai primi - vedi alfanoidi e verdiniani - sono responsabili non inquisibili dalla magistratura.

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