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L'editoriale

Merkel al volante pericolo costante

23 Settembre 2015

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Da simbolo morale dell'Europa, in pochi giorni la Germania si è trasformata in simbolo dell'immoralità dell'Europa. La storia della Volkswagen, del trucco usato per aggirare le norme internazionali sull'inquinamento, è infatti molto di più di un incidente, seppur grave, occorso ad un'azienda automobilistica su un mercato molto competitivo e regolato. La storia del software installato per evitare i controlli americani ( ma ora si scopre anche quelli di altri paesi) è la spia di un metodo eletto a sistema, la rappresentazione di un modo di operare spregiudicato e senza regole.

Se la Volkswagen avesse sede ad Atene o se invece che tedesca fosse italiana forse nessuno avrebbe da obiettare. O meglio: obietterebbero e sanzionerebbero con multe miliardarie, invocando le leggi e le direttive europee od estere. Ma poi alla fine commenterebbero che altro non c'era da aspettarsi, data l'inaffidabilità greco-latina. Ma qui non ci sono di mezzo i conti taroccati dai Papadopulos o dai Karamanlis. Né si ha a che fare con Renzi o Berlusconi e l'italica furbizia. In questo caso a imbrogliare è l'aristocrazia imprenditoriale tedesca, la grande industria della Grande Germania.

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