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L'editoriale

Manette in Lombardia, i pm sono già in campagna elettorale

14 Ottobre 2015

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Conosco Mario Mantovani per averlo incontrato un paio di volte a qualche convegno. Diciamo che di lui, nonostante fosse il coordinatore lombardo di Forza Italia, so poco o nulla. Ancor meno conosco le prove che hanno indotto i magistrati di Milano a richiedere il suo arresto con una sfilza di capi d’accusa che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione: gli sviluppi ci diranno se l’ex assessore regionale alla Sanità è colpevole oppure no. Per ora mi limito ad osservare che l’ordine di arresto per il vice di Roberto Maroni arriva a distanza di anni dai fatti, quando l’esponente politico non ricopre più alcun ruolo nel settore per cui è finito nei guai. I pericoli di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato o di fuga dunque mi appaiono remotissimi e non sufficienti a giustificare il mandato di cattura. Ma tant’è: alla carcerazione preventiva siamo abituati come al maltempo. Prima ancora di essere giudicate colpevoli durante un regolare processo, le persone vengono private della libertà. Significa che a più di vent’anni da Mani pulite non abbiamo imparato nulla a proposito dei diritti degli imputati, e il principio che ogni uomo debba ritenersi innocente fino a quando non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato che lo dichiari colpevole continua a valere niente.

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