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L'editoriale

Roma affossata dagli scontrini (del Pd)

31 Ottobre 2015

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Premessa: Ignazio Marino non ci è mai stato sugli scatoloni. Ci sarebbe bastato che gli scatoloni li facesse. E in fretta. Un anno fa, quando scoppiò lo scandalo di Mafia capitale era evidente che l’allegro chirurgo era capace solo di far ridere ma non di maneggiare il bisturi con cui estirpare il malaffare in Comune. I magistrati erano arrivati fino alla sua anticamera, indagando assessori e consiglieri della sua maggioranza. Ciò nonostante, per convenienza Matteo Renzi decise di far finta di nulla, anzi accreditare la frottola che lui fosse l’argine contro il malaffare. Mandarlo a casa avrebbe significato mandare in Campidoglio un sindaco del Movimento Cinque Stelle o del centrodestra e per evitare la sconfitta il presidente del Consiglio decise di fornire il sindaco di una stampella, nominando commissario del partito romano Matteo Orfini, un omino coi baffi che disponendo di peluria è convinto di essere l’erede di Massimo D’Alema. Risultato, a distanza di circa dodici mesi il Partito democratico è costretto a liquidare nel peggiore dei modi il suo sindaco. 

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