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L'editoriale

La vera rivoluzione? Francesco imponga i bilanci consolidati

4 Novembre 2015

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Anni fa scrissi per il Corriere della Sera alcuni articoli dedicati alle finanze delle Curie, scoprendo tanti piccoli Marcinkus di provincia. Ogni diocesi aveva un economo e ogni economo si muoveva con disinvoltura fra investimenti immobiliari, azioni, banche. Qualche Curia, direttamente o tramite una congregazione religiosa, era tra i soci di importanti gruppi bancari, con una ragnatela di interessi che neppure le principali holding erano in grado di vantare. E alcuni finanzieri in tonaca si muovevano come lupi di Wall Street, tra auto sportive, vini costosi, ristoranti di lusso, scalate in Borsa. Se ricordo i servizi di venti e più anni fa è perché tutto quel che emerge oggi mi sembra già visto: attici pagati con le offerte della messa, conti bancari su cui transitano molti soldi, operazioni immobiliari milionarie, spese fuori controllo, dolce vita in clergyman. (...)

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