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L'editoriale

Accoglienza all'italiana, agli aspiranti jihadisti paghiamo perfino la casa

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Dalle intercettazioni sulla cellula jihadista che operava in Alto Adige si scopre che gli integralisti che sognavano la guerra santa si erano insediati a Bolzano perché da quelle parti i servizi sociali sono generosi e pagano l’affitto di casa e tutto ciò di cui ha bisogno il profugo anche se questo non lavora. Una pacchia si dicevano fra loro gli integralisti: «Mullah Kawa se ha lavoro lavora, altrimenti sta a casa e paga tutto il Comune, con un mensile per lui, sua moglie e i suoi figli». Splendido esempio di accoglienza. Bisogna accogliere gli immigrati che giungono da noi, ripetono senza soste le anime candide. Bisogna integrarli. Si fa presto a dire integrazione, eppure perché ci sia integrazione ci vuole qualcuno che abbia intenzione di integrarsi. Gli immigrati che negli anni Sessanta arrivavano a Milano e Torino, pur conservando le proprie abitudini e i legami con i paesi d’origine, avevano voglia di integrarsi, di acquisire un relativo benessere e di offrire ai propri figli migliori opportunità di quelle che erano state garantite loro dai propri genitori.

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