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L'editoriale

Renzi sceglie d'imboscarsi su crac Etruria e massoni

Nessuno si aspettava che ieri il governo cadesse sul caso Etruria. Come avevamo scritto mercoledì, la vittoria di Matteo Renzi era nei fatti, anzi nei numeri. Non fossero bastati i voti del Pd e dei suoi alleati erano pronti quelli di Denis Verdini e dei cosiddetti "tosiani", ovvero degli ex leghisti vicini al sindaco di Verona. Tuttavia, pur immaginando l' esito della mozione di sfiducia e non attendendoci dunque alcuna sorpresa dalla seduta di Palazzo Madama, per lo meno pensavamo che il presidente del Consiglio avrebbe cercato di fornire una spiegazione plausibile di quel che è accaduto nella banca di Arezzo di cui era vicepresidente il padre del ministro Maria Elena Boschi. Al contrario, il premier si è sottratto a qualsiasi chiarimento, evitando con accuratezza di approfondire i passaggi che hanno prodotto il crac dell' istituto toscano. La sua è stata una difesa generica dell' operato del governo, senza entrare nel merito, senza illustrare le ragioni che hanno spinto ad agire con ritardo nel commissariare la Popolare, senza spendere una sola parola sulla speculazione seguita al decreto di Palazzo Chigi, senza soprattutto fare alcun cenno al coinvolgimento di massoni e personaggi equivoci nell' operazione di salvataggio dell' Etruria.

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