Cerca

L'editoriale

A chi conosce la storia resterà anche l’Eco di un cattivo maestro

22 Febbraio 2016

1

L’hanno descritto in molti modi. Un maestro d’ironia, lo studioso divertente, un genio che sapeva cambiare, un lampo della cultura contro gli scemi del villaggio, il demolitore della cultura conformista. Nessuno che abbia avuto il coraggio di scrivere che Umberto Eco è stato anche un cattivo maestro. Certo, non fu il solo. Negli anni Settanta era in buona compagnia, inquadrato nella cultura conformista dell’epoca. Centinaia di intellettuali firmavano appelli contro lo Stato borghese e contro la repressione, ossia contro la polizia. E da buon conformista, Eco li sottoscrisse tutti. A cominciare dal famoso manifesto contro il commissario Luigi Calabresi, il padre del direttore di Repubblica, giornale che ieri ha salutato l’autore de Il nome della rosa addirittura con un supplemento. Un tripudio di luoghi comuni per ricordare quando scoprì il computer e quando maledì il web, quando diede il nome alla rosa e quando scrisse questo e quello. Neanche una riga per dire che quarant'anni fa, quando già in Italia si allungava la scia di sangue del terrorismo rosso, Eco sostenne una montagna di pericolose stupidaggini. Sì, l’intellettuale pop, il garante della Costituzione, lo scrittore che ha lasciato il segno dell’Italia nel mondo (tutte definizioni lette ieri), fu un cattivo maestro, uno che dall'alto della sua cultura scrisse cose terribili. Fausto Carioti ha già ricordato sulle pagine di Libero il razzismo intellettuale con cui accolse la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Per lui (...)

Clicca qui, acquista una copia di Libero e leggi l'editoriale di Maurizio Belpietro

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Franzkeks

    23 Febbraio 2016 - 12:12

    I suoi libri hanno fatto bene all'immagine dell'Italia. Questo non lo rende un santo, anzi era ed rimasto un comunista e nemico dell'Occidente incallito.

    Report

    Rispondi

media