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L'editoriale

Campagna elettorale a spese nostre. L'editoriale di Maurizio Belpietro

1 Marzo 2016

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Gira che ti rigira si finisce sempre lì, alle pensioni. Come tanti squali che si aggirano pronti ad azzannare la preda, i cosiddetti tecnici del governo puntano a fare cassa con la previdenza. Una volta si tratta dell’indicizzazione, un’altra dell’assegno di reversibilità, l’ultima investe invece i contributi. Sembrerebbe una buona notizia: sei punti in meno da versare all’Inps per aziende e lavoratori. E dove finirebbero questi soldi una volta che non venissero accantonati per la pensione futura? In busta paga, in modo da rilanciare i consumi. L’ideona pare sia frutto della fantasiosa mente del sottosegretario Tommaso Nannicini, un bocconiano che ha da poco tempo assunto la guida del dipartimento economico di Palazzo Chigi, una specie di doppione del ministero retto da Pier Carlo Padoan che però risponde al solo presidente del Consiglio e non ai vertici di via XX Settembre.
Il professore a capo di un trust di cervelli fini avrebbe partorito la proposta di taglio dei contributi per far crescere gli stipendi e consentire dunque al governo di rivendicare una riduzione delle tasse che a tutt’oggi, nonostante i famosi 80 euro del maggio di due anni fa, ancora non si è vista. Il piano ha consentito a la Repubblica di titolare ieri un entusiastico: «Tasse, si accelera: obiettivo l’Irpef e le buste paga».

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