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L'editoriale

Fuga per la sconfitta: la sindrome Tafazzi unisce Pd e centrodestra

12 Marzo 2016

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In politica si sta facendo largo un fenomeno nuovo: la vocazione a perdere. Il processo non è come si potrebbe immaginare esclusivo monopolio del centrodestra, che infatti da tempo non tocca palla, ma ha contagiato anche il centrosinistra, il quale recentemente ha scoperto una nuova e rinnovata voglia di sconfitta. Per rendersene conto è sufficiente rileggere i fatti degli ultimi giorni, riguardanti Napoli, Roma e perfino Milano. Nel capoluogo campano il Pd si è presentato alle primarie con due candidati forti: l’ex sindaco Antonio Bassolino e la deputata Valeria Valente. In ossequio alla strategia renziana di puntare preferibilmente su persone giovani e possibilmente di sesso femminile, il partito ha appoggiato come un sol uomo l’onorevole. Anche chi fino a ieri era considerato un bassoliniano di ferro si è scoperto valentiano. Risultato: ne è uscita una guerra velenosa di cui l’epilogo dei voti comprati ai seggi è stato l’atto conclusivo. Il Pd avrebbe potuto sanare la cosa ripetendo il voto nei seggi contestati, in modo da tacitare Bassolino. Ma essendo la nuova dirigenza cresciuta con il mito del decisionismo, ha preferito tirare diritto, con il risultato che adesso a Napoli il Partito democratico rischia l’autogol. Infatti, qualora l’ex sindaco decidesse di correre da solo contro la candidata ufficiale, il Pd potrebbe non soltanto regalare la vittoria a De Magistris, ma probabilmente neppure finire al ballottaggio.

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