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L'editoriale

L’offensiva di Salvini farà resuscitare il patto del Nazareno. L'editoriale di Maurizio Belpietro

18 Marzo 2016

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Per descrivere ciò che sta accadendo nel mondo del centrodestra, ieri la maggior parte dei giornali usava termini come parricidio, suicidio e sfascio. Parole già usate nei giorni scorsi da Libero per raccontare il caos di Roma. Sul nostro giornale, infatti, ci eravamo presi la briga di anticipare ciò che stava accadendo, spiegando che la guerra in corso avrebbe avuto come epilogo finale non la vittoria del centrodestra, ma la sua sconfitta. E allo stesso tempo l’insuccesso era messo nel conto pur di raggiungere l’obiettivo, ovvero la fine della lunga leadership di Silvio Berlusconi nell’area moderata.
Il tira e molla su Guido Bertolaso, prima scelto, poi rifiutato, poi di nuovo designato e infine scartato, non si comprende se non si fa lo sforzo di capire che l’elezione del sindaco di Roma non c’entra nulla. La posta in gioco, in questo caso, non è chi si insedierà in Campidoglio nei prossimi mesi, ma chi in futuro guiderà la coalizione di centrodestra. Bertolaso è il mezzo, non il fine. Matteo Salvini e Giorgia Meloni lo usano, ma il fine resta Silvio Berlusconi. Non è l’ex capo della Protezione civile ad essere nel mirino, ma l’ex presidente del Consiglio. Salvini e Meloni si vogliono liberare di lui, della sua presenza, della sua influenza sul centrodestra, per prepararsi alla sfida elettorale del 2018.
Ciò a cui assistiamo dunque è una fase di transizione: nel centrodestra c’è chi si scalda i muscoli in attesa di prendere il posto del Cavaliere nella sfida contro Matteo Renzi, quando si voterà per il rinnovo del Parlamento. Naturalmente si può comprendere che i due giovani che guidano Lega e Fratelli d’Italia vogliano farsi largo e lo facciano anche a scapito del precedente leader. Il parricidio, in politica ma non solo, sta nelle cose e non c’è di che scandalizzarsi. Se si vuole, perfino la sconfitta nella Capitale può stare nelle cose. Si accetta oggi l’insuccesso per preparare la vittoria di domani. Fin qui insomma, tutto normale. Può dispiacere a Berlusconi (...)

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