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L'editoriale di Maurizio Belpietro

Mattarella deborda e Salvini non sfonda

11 Aprile 2016

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Non sappiamo se nella giornata di ieri qualcuno tra le autorità abbia alzato il gomito, esagerando nelle libagioni. Sta di fatto che intorno all’inaugurazione del Vinitaly è scoppiato un putiferio. Al presidente della Repubblica durante una visita agli stand della rassegna enologica veronese è scappato un fervorino sulla necessità di tenere aperte le frontiere, perché - sotto inteso, ma molto sotto - si favoriscono gli scambi commerciali. Diciamo che il discorso aveva qualche margine d’ambiguità, perché qualcuno avrebbe potuto cogliere un invito a spalancare le porte agli immigrati, e infatti al segretario della Lega solo a sentire parlare di frontiere aperte è saltata la mosca al naso. Impegnato nelle Marche in alcuni comizi, Matteo Salvini si è subito incendiato come un fiammifero, accusando Sergio Mattarella di essere complice di chi ci vuole invadere e bollando il capo dello Stato con parole di fuoco. In serata i paladini del Quirinale hanno provato a circoscrivere l’incendio, spiegando che le frasi del presidente si riferivano esclusivamente al vino e non al resto, ma ormai la frittata era fatta. Nel pomeriggio dunque siamo stati inondati di dichiarazioni in difesa dell’inquilino del Colle: corazzieri in servizio permanente come Luigi Zanda e Deborah Serracchiani (Pd) nonostante la giornata festiva si sono dati un gran da fare per rispondere al capo della Lega, sollecitandone addirittura l’incriminazione per vilipendio al capo dello Stato. La tempesta naturalmente finirà come è cominciata, ossia (...)

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