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L'editoriale

Votare è un diritto. Ma anche restare a casa è un modo di votare

12 Aprile 2016

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Noi pensavamo che votare fosse un diritto, non un dovere. E invece no, ieri abbiamo appreso che per «essere pienamente cittadini» ci si deve recare al seggio, perché mettere la crocetta sulla scheda «fa parte della carta d' identità» di qualsiasi buon italiano. Parola del presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi. Immaginiamo che prossimamente verrà richiesta la giustificazione nel caso si decida di disertare le urne e, qualora l' assenza si ripeta, il ripetente debba presentarsi accompagnato dai genitori o da chi ne fa le veci. Già la vocazione tutoria e pedagogica dello Stato nei confronti dei cittadini è piuttosto invadente, ma che adesso ci si debba sentire in colpa o, peggio, si sia messi in castigo perché si è scelto di non votare, ci pare un po' troppo. 

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Commenti all'articolo

  • tingen

    12 Aprile 2016 - 09:09

    Viste le brutture del governo Renzi, tantissimi italiani, anche coloro che abitano in montagna, si recheranno alle urne per votare il referendum.

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