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L'editoriale

Belpietro: Pensionati bancomat, pagano loro per tutti

20 Aprile 2016

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Neanche il tempo di adattarsi all’ultima novità previdenziale, che il governo ne ha già pronta un’altra. Come sapete pochi giorni fa a Palazzo Chigi hanno escogitato la pensione part time, che poi in realtà sarebbe un part time lavorativo. In pratica a un lavoratore prossimo ad incassare l’assegno dell’Inps sarà consentito di lavorare mezza giornata percependo però un po’ più di mezzo stipendio. Il denaro in aggiunta lo si ricaverebbe dai contributi previdenziali, che invece di essere versati all’ente presieduto da Tito Boeri sarebbero messi in busta paga. Fin qui sembrerebbe l’uovo di Colombo. In realtà, nonostante i toni trionfalistici c’è il trucco. Innanzi tutto il part time non è un diritto ma una concessione, nel senso che il lavoratore può chiederlo e il datore di lavoro può - se non gli garba - negarlo. Dunque, diciamo che si tratta di una possibilità per ridurre l’orario nella parte finale della propria attività che è a discrezione delle aziende. Secondo aspetto. Per avere una prestazione al 50 per cento, le imprese pagano più del 50 per cento dello stipendio, perché versano i contributi come se il dipendente lavorasse al 100 per cento: dunque le società non hanno validi motivi per concedere il part time. Infine, nonostante al ministero del Lavoro la facciano facile, quei contributi versati al dipendente invece che all’Inps, saranno coperti da contributi figurativi, ossia varranno ai fini dell’età pensionistica ma non a quelli del calcolo contributivo. Si rischia dunque di avere una pensione un po’ più leggera.

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