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L'editoriale

Renzi fa il pavone con le riforme, ma il portafogli piange

3 Maggio 2016

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Bisogna riconoscere che Matteo Renzi non è una persona portata alla modestia. Ogni volta che prende il microfono di fronte a una platea, oppure si mette in posa dinnanzi all’occhio di una telecamera, cosa che negli ultimi tempi gli accade sempre più spesso al punto da monopolizzare i palinsesti, il nostro presidente del Consiglio dimostra non solo di avere un alto concetto di se stesso, ma di averne uno ancor più elevato dell’operato del proprio governo. Ieri ad esempio, lanciando i comitati per il sì alla riforma costituzionale del Senato, il premier ha liquidato 63 governi repubblicani etichettandoli come una combriccola di belli addormentati nel bosco. Ora, non vogliamo essere noi a difendere i politici del passato, anche perché nel mazzo oltre a statisti del calibro di De Gasperi o Craxi ci sono stati anche parecchi sfascisti e lo dimostrano i nostri conti pubblici, ma liquidare così la storia degli ultimi settant’anni sembra leggermente sprezzante. Cosa diranno i sostenitori di Renzi, quelli che fino a ieri erano schierati a difesa dei padri ricostituenti? Soprattutto, come si sentiranno i cantori della Costituzione più bella del mondo ora che il presidente del Consiglio ne ha smontata metà? Torneranno a fare i comici dopo essersi cimentati nel diritto e nel rovescio?

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