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L'editoriale

Roma ha finito i soldi, non i regali

8 Maggio 2016

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Che fareste se voi foste il sindaco di una città seduta su una montagna di debiti che vi impediscono di far fronte anche alle spese più immediate? Presumo che, come ogni persona di buon senso, per prima cosa cerchereste di risparmiare tutto ciò che è risparmiabile, a partire dagli sprechi per finire al personale. Ovvio, no? Ma ciò che è scontato per chiunque, per Roma non lo è. La Capitale fa eccezione e del resto ha uno statuto speciale, talmente speciale che le è consentito di avere un debito di 12 miliardi, gestito da un commissario straordinario, senza che nessuno si preoccupi troppo di restituirli. Tanto per chiarire, 12 miliardi valgono una manovra. Equivalgono più o meno a tre anni di Tasi; all’incirca a due anni di decontribuzione vecchia maniera, ossia 8.500 euro per ogni neo assunto; un po’ più di un anno di 80 euro per dieci milioni di italiani. Ecco, insomma, 12 miliardi sono proprio tanta roba. E però in Campidoglio nessuno pare preoccupato. Anzi, chiunque sieda sulla poltrona di responsabile del municipio sembra essere contagiato dalla voglia di scialare.

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