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L'editoriale

Domenica si vota per cambiare poco o un bel niente

2 Giugno 2016

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Oggi è giovedì. Fra tre giorni si vota in alcune città per eleggere il sindaco. Non è un evento esaltante. Intanto, perché le grandi città interessate, per quanto importanti, sono poche: Milano, Roma, Torino, Bologna, Napoli e Trieste. È previsto il secondo turno, cioè il ballottaggio, il che significa che lunedì sapremo chi sono i finalisti, ma non tutti i vincitori. Chiunque prevarrà non sarà in grado di risolvere alcun problema perché le casse comunali sono vuote. Sarà costretto ad arrabattarsi per garantire la sopravvivenza degli amministrati, tutti alle prese con mille problemi dovuti all' invasione dei profughi, al cattivo funzionamento delle aziende municipalizzate, al dramma dei rifiuti da smaltire, ai trasporti, per citare i più gravi.
La metropoli messa meglio è indubbiamente Milano, che ha resistito a Pisapia e alle sue velleità proletarie per un motivo banale ma decisivo: i milanesi, se lasciati in pace, si arrangiano da soli e sanno organizzarsi senza bisogno di appoggiarsi alla politica. La città è bella, pulita, funzionante persino in alcune periferie, riceve parecchi stranieri soddisfatti dell' ospitalità di cui godono. Se il prossimo sindaco sarà Parisi o Sala, cambierà poco. Personalmente preferisco il primo, anche se è romano.
È un uomo solido, onesto e capace.

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