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L'editoriale

Ancora una volta perderemo la guerra senza neppure farla. L'editoriale di Vittorio Feltri

4 Agosto 2016

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La guerra non piace a nessuno, ma noi la facciamo lo stesso chiamandola con altri nomi. Il più ricorrente è missione umanitaria. Spariamo ma non lo diciamo in giro perché non sta bene. Abbiamo sparato in Bosnia, in Iraq e in Afghanistan, ma senza fare troppo rumore per non urtare la sensibilità degli italiani convinti che la Costituzione sia una cosa seria anche quando recita che il nostro Paese ripudia appunto la guerra. Nell’ipocrisia siamo artisti inarrivabili. Chi è di buona memoria ricorderà gli attacchi feroci alla Libia avvenuti nel 2011 finalizzati ad abbattere il regime di Gheddafi e lui medesimo. I primi a partire colpo in canna furono i francesi allora guidati da Sarkozy. I quali prima ancora che la Nato desse il via alle ostilità decollarono con aerei da bombardamento facendo stragi di uomini e ovviamente di donne. Il crepitare delle armi esaltò un po’ tutti, tranne i tedeschi che non mobilitarono nemmeno un marmittone. Mica fessi. Il rais fu ucciso tra l’entusiasmo generale, suscitato anche dall’idea che fosse cominciata la primavera araba. Una fesseria. Eliminato Gheddafi, i successori - come era prevedibile - lo fecero subito rimpiangere. Il suo amico Silvio Berlusconi, con cui il dittatore aveva stretto dei patti di reciproco interesse, non avrebbe mai voluto andargli contro, tuttavia non ebbe la forza di opporsi a coloro che gli avevano inopinatamente dichiarato guerra.

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Commenti all'articolo

  • nopolcorrect

    08 Agosto 2016 - 08:08

    I costituenti recepirono nella Costituzione la tradizionale tendenza italiana a non battersi. Scrive Bertrand Russell nella "Storia della filosofia occidentale": " Le truppe francesi scioccarono gli Italiani perché uccidevano la gente in battaglia", riferendosi alla calata di Carlo VIII. E gli Spagnoli: "A Italia la pluma, a Espana la espada". E i Francesi: "Les Italiens ne se battent pas"....

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