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Editoriale

Bersani e Monti giocano mentre l'Italia va a fondo

Il perdente Pier Luigi insegue Grillo invece di fare un governo serio e il Prof va a caccia di poltrone. Intanto i conti pubblici non tengono più e quest'anno sarà peggio del 2012

16 Marzo 2013

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di Maurizio Belpietro

Sono passati quasi venti giorni dalle elezioni e ancora non si intravede una soluzione del rebus uscito dalle urne. Ieri, alla prima seduta del parlamento, le due Camere non sono state in grado neppure di darsi i presidenti. Senza accordo il Pd ha votato scheda bianca e altrettanto ha fatto il Pdl, mentre il Movimento cinque stelle ha insistito con i suoi candidati. Probabilmente oggi, grazie all’abbassamento del quorum richiesto, a Montecitorio e Palazzo Madama si arriverà ad eleggere qualcuno, ma nonostante ciò i fatti non cambieranno di molto. Sul futuro di chi dovrà prendere il posto di Mario Monti a Palazzo Chigi e di chi dovrà sostituire Giorgio Napolitano al Quirinale è infatti nebbia fitta. Il Parlamento e l’Italia sono bloccati dalla testardaggine di Pier Luigi Bersani, un perdente alla ricerca del successo ad ogni costo. Da quando sono stati resi noti i risultati del voto, il segretario del Pd corteggia Grillo nella speranza  di riuscire a convincerlo ad entrare nel governo e così ci porta verso l’abisso. Non è infatti nell’alleanza con M5S la chiave per risolvere i problemi di questo paese. Né lo può essere un esecutivo di minoranza o di scopo che abbia il solo compito di riscrivere la legge elettorale per poi condurre gli italiani di nuovo ai seggi.

Qualsiasi persona di buon senso, invece di scommettere su improbabili intese, si rassegnerebbe all’evidenza e cioè che dalle urne non è uscito un responso chiaro, dunque i partiti hanno il dovere di trovare un’intesa fra loro, per lo meno quei partiti che fino a ieri hanno fatto parte della stessa maggioranza. L’idea che si possa fare a meno del governo, che sia consentito tirare a campare in attesa di un nuovo pronunciamento degli elettori, è qualcosa di più di un azzardo: è una follia. Per capirlo non ci vuole uno statista, anche il segretario del Pd ce la può fare. È sufficiente che dia un’occhiata alla situazione economica del paese. Ieri la Banca d’Italia ha diffuso i dati sull’andamento del debito pubblico e dal bollettino si scopre che nel solo mese di gennaio l’indebitamento dello stato è cresciuto di 34 miliardi. In totale fanno 2 mila e 22 miliardi: un record, anche perché per la prima volta l’istituto di via Nazionale segnala lo sfondamento della soglia psicologica dei duemila miliardi. Si tenga presente che a gennaio le entrate tributarie sono ammontate a 27 miliardi, vale a dire 7 miliardi in meno del debito accumulato nello stesso mese. Segno evidente che si continua a spendere con allegria e che, nonostante la pressione fiscale più alta d’Europa,  l’Italia non riesce a pareggiare i conti. 

Oh, certo, Mario Monti spiegherà che la colpa non è sua ma dello spread e della montagna di titoli di Stato su cui stiamo seduti. E in parte non gli si può dare torto. Ma dimentica di dire che da un anno e più l’esecutivo è in mano sua e che la cura da cavallo che ci ha imposto per far uscire dal tunnel non sta producendo gli effetti sperati: ci spedisce nella fossa, nella quale abbiamo già un piede.  Ieri la Confesercenti ha diffuso un po’ di dati sulla situazione del commercio:  sin dai primi si capisce che il 2013 rischia di essere peggio dell’anno che lo ha preceduto. Nel bimestre gennaio-febbraio i negozi chiusi assommano a diecimila, mentre quelli che hanno iniziato una nuova attività sono diminuiti del cinquanta per cento. Se il trend fosse confermato, cosa assai probabile date le premesse, a Natale saranno almeno 60 mila gli esercizi che tireranno giù la claire, per un totale di almeno 200 mila posti di lavoro in meno. 

Di fronte a questo disastro, a un fenomeno che rappresenta la punta dell’iceberg (se i negozi chiudono significa che i consumi calano, cioè che si vende di meno, dunque di conseguenza prima o poi si produrrà di meno, altre aziende spariranno e altri lavoratori saranno a spasso), la politica che fa? Gioca. Invece di prendere subito decisioni, di mettere da parte rivalità e conflitti, in nome dell’interesse nazionale, i partiti stilano organigrammi. Il paese va a fondo e il parlamento discute della fondamentale scelta  di nominare alla Camera il piddino Dario Franceschini o lo sceltocivico Lorenzo Dellai e, in subordine nel caso Grillo ci ripensi, il cinquestellato  Roberto Fico. Al Senato è in corso un’altra manfrina simile, ma il ventaglio si riduce ad Anna Finocchiaro (Pd), Luis Alberto Orellana (M5s) e – udite, udite – Mario Monti, il presidente per tutte le poltrone. L’uomo che appena nominato premier si dichiarò disinteressato alla carica e desideroso di tornare ai propri studi, per occupare lo scranno più alto di Palazzo Madama, ora sarebbe pronto a mollare Palazzo Chigi, affidandolo a Piero Giarda in attesa che i partiti si accordino. Dimostrando così che un Papa può lasciare il trono, ma un politico, seppur preso a prestito dall’università, alla cadrega non rinuncia.   

 

 

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Commenti all'articolo

  • anto3942

    17 Marzo 2013 - 06:06

    affermare che gasparri legge con "lucidità" è quantomeno lunare, se viene sempre identificato dalla satira come un babbeo troglodita ci sará pure un motio, ditemi quando mai ne ha azzeccata una, almeno una ditemelo...

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  • La cugina di Gheddafi

    16 Marzo 2013 - 20:08

    Gentile Direttore Belpietro, la prego di fare avere le mie condoglianze al Senatore Gasparri per la dipartita del suo gatto. Lo spirito di servizio che sempre ha caratterizzato il Senatore ha fatto si che anche oggi egli abbia partecipato ai lavori del senato, ma il suo volto tradiva il dolore per la perdita dell'amato felino, condoglianze.

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  • lorenzovan

    16 Marzo 2013 - 18:06

    quanto tempo dai" ristoranti pieni e aerei prenotati" vero bel pietro ?? te ne sei accorto solo ora che navighiamo da anni in un mare di merda ?? come ??? colpa dei sinistri ??? fdei traditori??? he si...sempre colpa degli altri....lolololololol

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