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L'editoriale

Dateci un governo serio. O ci svuotano i conti correnti

Per salvarci dall’abisso cipriota serve un esecutivo solido. Bersani invece esclude il Pdl e punta a Don Ciotti, la Gabanelli e Saviano. Poveri noi

18 Marzo 2013

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di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Da Roberto Saviano comprerei senza esitazione un libro: che si tratti di un romanzo sulla camorra o che racconti i traffici che ruotano intorno alla cocaina, probabilmente non rimarrei deluso. Ma dallo scrittore non penserei mai di farmi amministrare: né in qualità di sindaco né come ministro dell’Interno. Di Milena Gabanelli apprezzo le inchieste, sia quelle video che quelle scritte: ma non vorrei mai sperimentare le sue doti di Ministro dell’Istruzione. A don Ciotti affiderei senza problemi la guida di una comunità di recupero per drogati e disadattati, ma non ho nessuna intenzione di vederlo all’opera a Palazzo Chigi e dintorni. Eppure, a quanto pare, è quel che ci aspetta se, come tutto lascia pensare, il capo dello Stato affiderà a Pier Luigi Bersani l’incarico di formare il nuovo governo.

Gasato per il risultato ottenuto a Montecitorio e a Palazzo Madama con l’elezione di Laura Boldrini e di Piero Grasso, il segretario del Pd ha intenzione di riprovarci anche con l’esecutivo. La tecnica sarebbe la stessa e prevederebbe di aprire il Movimento Cinque Stelle come una scatola di sardine, approfittando delle divisioni interne e della scarsa coesione tra le diverse anime grilline. Come ha spiegato ieri su Repubblica il sociologo dell’ovvio Ilvo Diamanti, gli eletti sotto le bandiere del comico non sono esponenti di un partito, ma aderenti a un movimento. Gente di provenienza diversa e di cultura multiforme, che nessun collante tiene insieme. Grillo è il federatore di pensieri opposti, una specie di autobus su cui i cittadini stellati sono saliti per giungere in Parlamento. Ma quale sia la meta cui sono diretti e a quale fermata intendano scendere nessuno lo sa dire con precisione. Nemmeno il loro presunto leader.

Risultato? Bersani ha intenzione di usare l’M5S così come si usa un taxi, cioè pagando il prezzo richiesto per il servizio. E che cosa vogliono molti onorevoli a Cinque stelle? Semplice: qualche segno esteriore di cambiamento. Facce nuove, professioni lontane da quelle di partito, carriere spese lontano dal Parlamento. Segni spendibili che la politica non è più la stessa di prima. Non serve spiegare di che politica si tratti né quale strada si sia imboccata: l’importante è dare l’impressione di averne presa una che non sia già stata battuta. E allora ecco il segretario del partito che dice di aver vinto gettare nel calderone un po’ di nomi «presentabili» - per rimanere alla definizione di Lucia Annunziata - gente di fama che ha un buon curriculum da far valere. Saviano, Gabanelli, don Ciotti o anche altri. L’importante è che diano la sensazione di aver svoltato e, soprattutto, che non abbiano nulla a che fare con l’establishment del Pd o di altri partiti. Niente amministratori che abbiano già dato prova di ciò che sanno fare. Nessun esperto di qualcosa nello specifico: sia mai che poi gli venga rimproverato di aver difeso un’opera pubblica o di aver collaborato a qualche progetto che non piace a Grillo e ai suoi aficionados.

Ciò significa che quello che si potrebbe formare non è un governo grillino, ma un esecutivo arlecchino, dai mille colori, l’importante però è che il mix faccia esultare i seguaci del comico. Il quale ieri si dev’essere reso conto che una cosa è arringare una piazza, aizzandola contro chi governa e contro la Casta. Un’altra è tenere a bada un centinaio di eletti dal popolo che ritengono di non avere altro dio se non il popolo stesso e dunque non riconoscono alcun leader e alcuna linea, ma si uniformano agli umori della rete, cioè ai blogger e ai navigatori. Cioè alla democrazia diretta che ritengono di rappresentare. Si può orientare una linea politica misurandosi ogni giorno con quanto viene espresso online dagli internauti? Si può soprattutto guidare un Paese con la bussola della rete? La nostra risposta è no. Perché un conto è governare, un altro è chattare. Ma l’esperimento di Bersani ci dirà presto chi ha ragione. A noi quella del segretario piddino sembra una scelta molto spregiudicata e pericolosa, perché espone il Paese ad un alto rischio. Basti vedere ciò che sta accadendo a Cipro. Non aver deciso, aver lasciato incancrenire la crisi finanziaria senza adottare le giuste politiche, ha fatto precipitare il piccolo Paese nell’abisso. Al confronto ciò che fece Giuliano Amato nel 1992 con il prelievo notturno del sei per mille è nulla. A Cipro stanno facendo man bassa dei risparmi dei ciprioti e infatti tira aria di rivolta.

Con una situazione dei mercati così incandescente, Bersani che fa? Si mette a giocare con i grillini? Invece di dar vita a un governo solido con il centrodestra, isola i rappresentanti eletti dal 30 per cento degli italiani stendendo intorno a Pdl e Lega un cordone sanitario, come se fossero davvero impresentabili, e sposa la protesta, piegando l’esecutivo non ai bisogni degli italiani, ma a quello che piace al movimento. Ci auguriamo di sbagliarci, ma di questo passo Cipro si avvicina. Con ciò che ne consegue. Altro che mani in tasca, qui tra poco ai contribuenti sarà intimato il «mani in alto».

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Commenti all'articolo

  • Marco40

    19 Marzo 2013 - 16:04

    Strano,non pensavo che Ella(Direttore) avesse dei Conti Correnti in Italia.Il problema non mi tocca,certo per quelli che ne hanno(Lei),sono azzi amari.

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  • faster

    19 Marzo 2013 - 15:03

    Per un signore che a quanto risulta guadagna un milione e mezzo l'anno e poi taglia gli stipendi ai suoi dipenendenti o li licenzia non è un problema da poco. Sto parlando di lei signor Belpietro

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  • faster

    19 Marzo 2013 - 15:03

    Per un signore che a quanto risulta guadagna un milione e mezzo l'anno e poi taglia gli stipendi ai suoi dipenendenti o li licenzia non è un problema da poco. Sto parlando di lei signor Belpietro

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