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L'editoriale di Vittorio Feltri

Il padre di Sgarbi mi ha fatto ritrovare il senso dell’amore

10 Dicembre 2016

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Grazie a un anziano farmacista, quasi centenario, un uomo che ancora non conosco, ma lo desidero, ho ritrovato insieme nostalgia e buonumore. Non so quanto dura, ma stamattina la frusta del dovere ha vinto più facilmente l'ostilità del mio piede destro alla necessità di scendere dal letto.

Non essendo un critico letterario, e tanto meno un filosofo come Eugenio Scalfari, mi limito a trascrivere la mia esperienza.
Scivolato sul divano con un libro in mano, ero partito (con la testa e con un dito di whisky) per dimenticare. Il nome sulla copertina era quello lì: Sgarbi. Ammiro Vittorio, mi sono lasciato sedurre dall’idea di ritrovare in suo padre Giuseppe, autore di quel volume presentato come memoir, il presentimento della geniale, frenetica follia del figlio, e così disperdermi in essa, nella montagna di quadri e vasetti di farmacista, quale è la professione che a Ro Ferrarese praticarono i genitori del chiomuto talento.

L’idea era quella. Farmi trascinare da una prosa misurata al milligrammo, come c’è da aspettarsi da uno speziale, in posti inesistenti e però poetici sedendomi sul naviglio a vela di un vecchio e delle sue memorie di vedovo. Via, al diavolo questo mondo desolato, sigillarsi (...)

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su Libero in edicola oggi sabato 10 dicembre

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