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L'editoriale

Il destino dell’Ue si decide a Parigi. L'editoriale di Vittorio Feltri

3 Gennaio 2017

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Quindici anni esatti orsono entrava in vigore l’euro, una sorta di moneta straniera, nel senso di estranea ai Paesi della Ue che l’adottarono con una decisione superficiale, o meglio suicida, alla quale si deve un disastro da cui siamo tutti incapaci, noi italiani in particolare, di risollevarci. Il nostro Paese all’inizio del Terzo Millennio aveva già un debito pubblico considerevole provocato da un welfare che non si sarebbe potuto permettere, ma, nonostante ciò, vantava un Pil importante che mitigava gli effetti negativi suscitati dal medesimo indebitamento. Cosicché il popolo tirava a campare e i governi si barcamenavano. Forse non eravamo ricchi sfondati ma neanche poveri in canna. Poi arrivò la valuta continentale e, sarà stata una coincidenza, cominciò il declino ovvero l’agonia che ci ha ridotto con le pezze al culo, con tutto il rispetto per il culo che, però, è il nostro.

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