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L'editoriale

La sinistra non rovini tutto

Se i compagni riponessero i veti ideologici e la furia tassatrice, l’esecutivo misto potrebbe far bene all’economia. Serve un patto: con i soldi recuperati all’evasione giù le imposte, e la lotta agli sprechi finanzierebbe il welfare

26 Aprile 2013

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di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Ma davvero in Italia destra e sinistra sono incompatibili? È proprio impossibile immaginare una collaborazione fra partiti che per tradizione sono considerati agli opposti? A sentire Rosi Bindi sì. Nonostante Pd e Pdl concordino sull’urgenza di fare alcune cose per rilanciare l’economia, secondo la pasionaria progressista sono in disaccordo su ciò che bisogna fare. Le misure degli uni sarebbero in contrasto con quelle degli altri. A Porta a porta, in uno dei suoi dilaganti interventi, la presidentessa dimissionaria ha spiegato che il Partito democratico le risorse per aiutare famiglie e imprese le vuole ricavare da una lotta senza quartiere agli evasori. Il Pdl al contrario vorrebbe aiutare i furbi, allentando la presa del fisco e cancellando gli strumenti che aiutano l’Agenzia delle Entrate a mettere il sale sulla coda a chi non dichiara il giusto.

Ma è vero ciò che dichiara Rosy Bindi? In fatto di tasse destra e sinistra la pensano in maniera diametralmente opposta perché i primi difendono gli evasori e gli altri li vogliono far pagare? La risposta è no. E non si tratta di un’opinione, per cui ognuno dice quel che gli pare. No, a smentire la Bindi si incaricano le cifre. Nel 2011, quando per undici mesi ha governato Silvio Berlusconi, l’Agenzia delle Entrate ha recuperato dagli evasori circa 12 miliardi di euro, ottenendo il miglior risultato degli ultimi anni. Nel 2012, quando cioè al posto del Cavaliere è subentrato Mario Monti, ovvero colui che in 17 mesi  ha fatto un punto di vanto nella lotta a chi non paga le imposte, il fisco ha portato a casa la stessa cifra: 12 miliardi. Non solo. Fatta eccezione per i blitz a Cortina e nelle altre località di lusso, che hanno avuto più eco che introiti, la maggior parte degli strumenti messi a disposizione degli ispettori che danno la caccia agli evasori sono stati voluti dal centrodestra. L’anagrafe fiscale, i controlli incrociati e perfino l’odiato redditometro erano stati pensati quando al ministero dell’Economia c’era Giulio Tremonti. Certo, con i professori  gli strumenti sono diventati operativi, ma chi li ha impostati non era certo uno del Pd.

Insomma, il Pdl al governo non ha favorito gli evasori, semmai ha contribuito a stanarli. Messa di fronte ai dati, immagino che Rosy Bindi passerebbe all’altro argomento ideologico usato per  recintare l’azione economica di un governo moderato.  «La destra vuole favorire i ricchi. Noi siamo invece per un’equa redistribuzione del peso fiscale», dove equa sta per bisogna far pagare di più ai grandi patrimoni e a chi percepisce un reddito elevato. Sciocchezze. Bisogna far pagare tutti e possibilmente pagare di meno. In Italia chi ha uno stipendio buono già vede la propria busta paga decurtata della metà, mentre Imu, Tares e la tassa sulle transazioni finanziarie fanno il resto.  Il problema non è tassare di più, ma semmai tassare di meno, cosicché tutti abbiano un po’ di soldi in più nelle tasche.  L’anno di Monti da questo punto di vista è stato illuminante. Aumentando le imposte, lo Stato non ha incassato ciò che immaginava, ma ci ha perso. Non soltanto sulle supercar, tipo Porsche o altre, che infatti in Italia non vendono più nemmeno i modellini in miniatura, o sulle barche, che sono andate ad attraccare lontano dalle coste nazionali per sfuggire alle imposte.  No, lo Stato ha ricevuto meno di quanto stimato perché aumentando le tasse ha fatto calare i consumi. Alcuni esempi. Negli  ultimi mesi sono diminuite in maniera drastica le vendite di sigarette con il risultato che il gettito per l’erario è calato di 200 milioni. Stessa musica per gli incassi della benzina: a forza di rincari, gli italiani usano di meno l’auto e per il fisco fanno altri 200 milioni in meno. Non è andata meglio con la ruota della fortuna, ovvero con le lotterie e con i biglietti gratta e vinci. Invece dei 150 milioni attesi, nelle casse pubbliche ne sono entrati poco più di un terzo.  Per non parlare poi del gettito Iva, che tra gennaio e febbraio 2013 è sceso di 1,2 miliardi. Quanto poi ai contributi previdenziali, l’ex Inpdap segnala una perdita secca di “marchette” per 500 milioni, mentre l’Inail registra una diminuzione dei pagamenti negli ultimi due mesi per un importo che sfiora i 400 milioni.  Perfino la cosiddetta Tobin tax è in calo: di imposte sulle transazioni finanziarie ne sono arrivate meno e in luogo del miliardo e cento atteso, lo stato porterà a casa solo 800 milioni.

Dunque, tassare di più non significa incassare di più, ma quasi sempre il contrario. Se si mettessero da parte le ideologie, i miti della patrimoniale e la guerra a chi ha un reddito migliore, probabilmente si potrebbe ragionare senza pregiudizio sugli strumenti per far crescere l’economia e di conseguenza le entrate statali.  Il governo Letta da questo punto di vista può rappresentare un’opportunità. Se destra e sinistra disarmano, nel senso che mandano in soffitta il loro armamentario elettorale, forse si può discutere di cose concrete, trovando magari dei punti in comune. L’altro giorno ad esempio, sulla Stampa, Luca Ricolfi proponeva una soluzione per garantire un’onesta convivenza fra partiti che si detestano. Siccome il centrodestra chiede più libertà per i produttori (meno tasse e meno adempimenti burocratici) e uno Stato sociale meno generoso, mentre la sinistra vorrebbe estendere gli ammortizzatori a chi non ha lavoro, aumentando le spese per il welfare (più asili nido, più istruzione pubblica, più assistenza) lasciando il conto ai produttori, si potrebbe trovare la classica soluzione salomonica, tagliando le cose a metà. Garantendo al centrodestra che ogni euro recuperato dall’evasione fiscale servirà a ridurre le tasse e al centrosinistra che ogni euro risparmiato verrà usato per finanziare lo Stato sociale. In fondo, dai furbi si possono ricavare 100 miliardi e dagli sprechi altrettanti e dunque ci sono margini per aiutare sia le imprese che le famiglie.

Un’utopia si chiedeva Ricolfi? Può darsi. Ma se le pasionarie alla Bindi si dessero una calmata, forse l’utopia si potrebbe trasformare in un uovo di Colombo.

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Commenti all'articolo

  • aleverdi

    27 Aprile 2013 - 18:06

    Esattamente il contrario,l'Italia e' un Paese fascista se non nelle ideologie ,nella tendenza a credere al fanfarone di turno.Gli italiani amano sognare.Daltronde tenere divisi gli italiani e dividerli ulteriormente con alleanze impropabili e' la miglior garanzia di poter continuare a NON governare,come e' successo negli ultimi venti anni.Non mi venite a dire che la crisi attuale e' colpa di Monti.IL PDL ha governato con ampia maggioranza per anni cruciali e il risultato e' questo.Poi al signor Berlusconi tanto di cappello per come sa organizzare (da mesi)le sue ASCESE.Il problema e' che di tempo per i giochetti non c'e' ne piu'.Sbagliano tutti a sottovalutare la situazione.Il popolo,che per ora non esiste..potrebbe trovare ragioni proprie per abbandonare schieramenti e dare filo da torcere ad un sistema corrotto e irresponsabile.

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  • fearofthedark

    fearofthedark

    27 Aprile 2013 - 16:04

    anche gramsci nefasto?

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  • Logmain

    27 Aprile 2013 - 16:04

    Questo paese è un disastro su cui destrorsi e sinistrorsi hanno ballato e mangiato ma lei ha sempre e solo scritto la stessa canzone di propaganda.

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