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L'editoriale

Chi apre il fuoco ha torto. Troppi scemi di piombo

Episodio gravissimo, peggiorato da due tentazioni: chi diffonde odio cretino sul web e chi tenta improbabili giustificazioni legate alla crisi

29 Aprile 2013

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di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Le prime notizie giunte in redazione parlavano di uno squilibrato. Un uomo già in cura per problemi psichici avrebbe sparato a due carabinieri in servizio di fronte a Palazzo Chigi. Alle nostre orecchie suonava strano che un matto avesse a disposizione un revolver e fosse in grado di farne uso in piazza Colonna, di fronte alla sede del governo, proprio nel giorno in cui il governo s’insedia. Ma tant’è: di cose strane in Italia ne succedono molte, anche che ci siano pazzi col porto d’armi in un Paese che le armi vieta di portarle fuori di casa. 

Poi, quando le informazioni si sono fatte più dettagliate, si è  capito che non si trattava di un folle sfuggito dall’ospedale psichiatrico, ma di un piccolo imprenditore edile, la cui azienda era fallita lasciandolo pieno di debiti. Da quanto si è saputo, Luigi Preiti da almeno tre anni viveva di lavori saltuari come manovale. Persa l’azienda e persa la moglie, dal Piemonte era tornato giù a casa, a Rosarno, in Calabria, a vivere con la mamma, alla quale l’altro giorno aveva chiesto qualche spicciolo. Disperato? Forse, ma non lo dava a vedere:  chi lo ha incontrato prima della sparatoria lo descrive come un tipo tranquillo. Vittima delle tasse e della congiuntura economica? Può essere, ma  nessuno è in grado di giurarlo e forse a metterlo sul lastrico sono state più l’abitudine di giocarsi i soldi a video poker  e l’imperizia da imprenditore.

Sta di fatto che, per porre fine ai suoi guai, lo sparatore ha tirato fuori la pistola e ha fatto fuoco su due carabinieri, uno dei quali rischia di passare il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. «Volevo colpire i politici», ha spiegato Luigi Preiti, ma dato che non era riuscito ad avvicinare alcun onorevole ha pensato bene di accontentarsi di due uomini in divisa, ferendo anche una donna incinta, che ha avuto il solo torto di passare di lì nel momento sbagliato.  Appena hanno preso forma le motivazioni del gesto ci sono state diverse reazioni. C’è chi ha condannato la violenza e chi, al contrario, l’ha applaudita.  Sul blog di Beppe Grillo, accanto alle parole di solidarietà dei capigruppo del Movimento Cinque Stelle, si potevano infatti leggere messaggi di persone che si dicevano contente del gesto di  Preiti e altri in cui addirittura si sospettava una montatura dell’odiata Casta. Sono riecheggiati gli slogan del terrorismo rosso tipo 10, 100, 1000 carabinieri feriti, e via web qualcuno ha scritto che la prossima volta non sarà uno solo ad agire e non sarà armato di una beretta calibro nove ma di Kalashnikov. Altri invece hanno evocato le Brigate rosse. «Non avete voluto le Cinque stelle, ora avrete le stelle a cinque punte», ammonendo i politici a non tirare troppo la corda: «Se non schiodate da quei palazzi, qualcuno vi punirà e non farete compassione a nessuno».

Matti anche questi, come in un primo tempo era apparso matto l’attentatore di piazza Colonna? No, affatto. Semplicemente, si tratta di odiatori di professione. Gente che sogna la rivoluzione armata, ma che, mentre invoca l’insurrezione, bolla come terrorista un governo legittimamente eletto. Perciò, non solo è pronta a giustificare l’uomo che ha sparato su due carabinieri, ma addirittura teorizza il complotto dello Stato per criminalizzare il dissenso. E infatti si interroga sul mandante, ipotizzando che l’attentatore sia stato pagato da qualcuno per addossare la colpa al Movimento. «Il tempismo di questo attentato ( tra virgolette, ndr)  è troppo sospetto per non giustificare i peggiori sospetti», hanno scritto in diversi.  Una volta c’erano i fiancheggiatori del terrorismo, quelli che pur non avendo scelto la lotta armata erano entusiasti ogni volta che un commando delle Br colpiva qualcuno. Adesso le Brigate rosse non ci sono più e non siamo agli anni di piombo, ma solo agli scemi di piombo, quelli che dietro l’anonimato garantito da un nickname scrivono qualsiasi cosa: soprattutto scemenze.  La mamma dei cretini è sempre incinta, dicono, ma gli imbecilli sono più pericolosi delle persone intelligenti:  con queste  si può parlare, con i primi è difficile farsi capire.

Tuttavia, se bisogna guardarsi dagli idioti che diffondono odio via web, eccitando gli animi e giocando sull’esasperazione dovuta alla crisi economica, non di meno serve prestare attenzione a chi è pronto ad assolvere un uomo che spara su due servitori dello Stato. Non siamo al livello della giustificazione, ma a quello della comprensione. Ha sparato, ma lo ha fatto per disperazione. Ha compiuto un gesto criminale, ma va capito. Soprattutto bisogna diffidare di tali parole quando provengono da un’alta carica dello Stato come il presidente della Camera Laura Boldrini, la quale per commentare il ferimento dei due carabinieri non ha trovato di meglio che definire Luigi Preiti una vittima, spiegando che se si è trasformato in carnefice è perché la politica non ha saputo dare risposte ai bisogni della gente. Non sappiamo dove la fatina di Montecitorio abbia appreso la strana teoria, ma conosciamo i dati dei suicidi nei primi tre mesi del 2013. Per lo sconforto di aver perso la propria azienda o il lavoro, a marzo erano 39 le persone che si erano tolte la vita. Quelle sono le vere vittime della crisi e della politica. Nel caso di ieri, invece, le sole vittime sono due carabinieri, uno dei quali forse rimarrà paralizzato per sempre. Non c’è altro da aggiungere, se non che «Compagni che sbagliano» è una definizione che non ci è mai piaciuta.   

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