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L'editoriale

Sono capaci di tutto meno che tagliare

Il braccio destro di Letta vuole dare 1.200 euro in più ai parlamentari, il governo studia un'imposta sui redditi sopra i 60mila euro lordi e Pisapia stanga tutti i milanesi con l'Irpef

25 Maggio 2013

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di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Su Libero di ieri abbiamo raccontato lo scandalo delle pensioni dei dipendenti della Regione Sicilia e oggi continuiamo l’opera riferendovi un altro degli sprechi dell’isola del tesoro: a Palermo due anni fa vennero comprati 18 modernissimi tram, che ora arrugginiscono in un capannone perché mancano le rotaie su cui farli viaggiare. Con esempi del genere potremmo riempire il giornale dei prossimi giorni e sommando le spese pazze, che non sono certo una prerogativa della sola Trinacria, si potrebbero raggiungere somme dell’entità di una Finanziaria.

Purtroppo però questo governo, al pari di quello che lo ha preceduto, invece di chiudere i rubinetti e di prosciugare il bacino dello spreco, lascia correre il flusso di denaro pubblico. Anzi, in qualche modo concorre ad alimentarlo. Ieri, a esempio, mentre da un lato rinviava a un prossimo Consiglio dei ministri la decisione sugli sgravi per le ristrutturazioni della casa e gli interventi di risparmio energetico, decideva di erogare 2 miliardi alle Regioni  sprecone, tra le quali la Sicilia, per tappare i buchi della Sanità. Così 500 milioni hanno preso la strada di Palermo, 540 quella di Roma, 411 si sono avviati verso Reggio Calabria, 287 sono stati indirizzati verso Napoli e così via. Tanto per far finta di non essere lì per continuare l’andazzo di sempre, Enrico Letta ha però annunciato via tweet che sarà abolito il finanziamento pubblico ai partiti: d’ora in poi i soldi arriveranno dai privati e dalle donazioni, a saldo zero per le casse dello Stato. All’annuncio però non è seguito alcun decreto, ma solo un disegno di legge e ciò vuol dire che prima di vedere in azione le forbici ci vorrà del tempo, e soprattutto che quanto è stato annunciato dovrà passare al vaglio del Parlamento. In pratica, potrebbe accadere che, come nel caso della chiusura dei tribunali minori e delle Province, il taglio dei contribuiti ai partiti rimanga sulla carta. 

Siamo cioè alle buone intenzioni, mentre le cattive decisioni non ci vengono mai fatte mancare. E tra queste non ci sono solo gli sprechi siciliani, ma anche le tasse romane e milanesi. Spieghiamo subito a cosa alludiamo. Mentre si sciala, convogliando altri due miliardi nel buco nero della sanità regionale di Centro e Sud, il governo è a caccia di soldi e, non avendo la macchinetta per fabbricarli, come sempre pensa di spremere ancora una volta i contribuenti. Non basta che gli italiani siano già sottoposti alla pressione fiscale più alta d’Europa, né che nel 2011 sia stata introdotta una tassa di solidarietà sui redditi medio-alti. Per racimolare i 3 miliardi che dovrebbero favorire le assunzioni, il neoministro dell’Economia avrebbe allo studio un’altra super-imposta su stipendi e pensioni sopra i 60 mila euro lordi annui. Si tratterebbe di un prelievo progressivo che dall’1 per cento salirebbe al 7: una misura che colpirebbe almeno 1,4 milioni di persone. L’ideona di Fabrizio Saccomanni consiste in pratica nel far pagare ancora di più i contribuenti che non dichiarino di essere indigenti. Ma per far questo non serviva un ex direttore di Banca d’Italia, bastava resuscitare Andreotti. Anche perché, come si è visto con Monti e temiamo si vedrà con Letta, poi l’economia invece di riprendersi finisce in coma.

Soprattutto se i vari Monti e Saccomanni fanno scuola in periferia. E qui veniamo al caso milanese, cioè alla città amministrata da Giuliano Pisapia. Il quale più che un sindaco arancione è un sindaco in rosso, anzi in bolletta. A forza di finanziare le casette in cui ospitare i rom, eleganti appartamenti provvisti anche di aria condizionata, il Comune ha un disavanzo che sfiora il mezzo miliardo, 437 milioni per l’esattezza.  E anche in questo caso, invece di tagliare le feste di quartiere o altre belle iniziative che prosciugano il bilancio, Pisapia vuole aumentare l’addizionale, cioè l’imposta che si aggiunge a quelle dello Stato e delle Regioni, introducendo un prelievo dello 0,8 per cento sui redditi a partire dai 15 mila euro lordi. Così l’amministrazione milanese soffierà dalle tasche dei milanesi da un minimo di 120 euro a un massimo di 600 per chi dichiari 75 mila euro lordi. Non è tutto. Il sindaco rifondatore (nel senso di ex appartenente al partito di Bertinotti) vorrebbe introdurre anche una tassa di scopo per finanziare la nuova area metropolitana, quella che dovrebbe sostituire la Provincia. In pratica, invece di portare un risparmio, il nuovo ente regalerà un’altra imposta, che si aggiungerà alle molte escogitate. 

Che altro c’è da dire? Ah sì, dimenticavamo, il parlamentare del Pd Guglielmo Vaccaro, uomo assai vicino a Enrico Letta, ha presentato una proposta di legge per equiparare lo stipendio degli onorevoli italiani a quello dei colleghi di Bruxelles. La qual cosa non si sa se ci avvicinerebbe all’Europa, ma di sicuro ci farebbe spendere di più, in quanto l’indennità netta di deputati e senatori passerebbe da 5.000 a 6.200 euro netti e di conseguenza anche i gettoni di presenza si adeguerebbero ai parametri più elevati .

Ecco, è tutto: i commenti naturalmente li lasciamo ai lettori.  

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Commenti all'articolo

  • Rambo61

    14 Giugno 2013 - 15:03

    Espiegate al popolo Italiano che cosa rappresenta questa sigla. Questo a rapresentato la fame per sud america centro africa per anni e adesso lo fa con la Europa.

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  • andresboli

    14 Giugno 2013 - 12:12

    si vengono pubblicati solo i commenti che piacciono di più, e possibilmente a favore!!

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  • andresboli

    14 Giugno 2013 - 12:12

    il poveretto si sta affanna ad eseguire gli ordini di silvio! prima aumenta le tasse s nasconde e lascia monti ea eseguire il lavoro sporco. Adesso ordina a letta di fare l'impossibile...complimenti silvio

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