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L'editoriale

Bonus casa, il primo segnale
per ripartire dopo l'austerity

1 Giugno 2013

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Tempi duri per i giovani. L’Istat ci informa che quasi il 42% dei ventenni non ha un lavoro e che nel Mezzogiorno le ragazze costrette a rimanere a casa senza fare nulla sono poco meno del 53%. Non che gli adulti stiano meglio:  in totale la disoccupazione sfiora il 13%, cifra che declinata in un numero assoluto significa 3 milioni e 276 mila persone in cerca di un posto e, quel che conta, di uno stipendio. Naturalmente ci si può consolare con il fatto che nel resto d’Europa non stanno meglio, tuttavia non ci pare che il confronto contribuisca a riempire la pancia di chi è rimasto privo di un salario. 

I numeri prodotti dall’Istituto di statistica ci riportano indietro di quasi quarant’anni, perché è dal 1977 che il mercato del lavoro non raggiungeva simili abissi negativi: segno che l’economia invece di andare avanti continua ad arretrare e non è bastata la cura di Mario Monti per smuoverla di un centimetro verso l’uscita dal tunnel. Nonostante nei dodici mesi passati l’ex premier abbia spesso annunciato di intravedere una luce, lasciando capire che l’Italia era ad un passo dalla fine dalla crisi, il bollettino di guerra continua a registrare morti e feriti: aziende che chiudono e altre che licenziano.  Per dirla con la Faz, ultrarigoroso quotidiano tedesco, il bocconiano non ne ha azzeccata una. 

Tutto ciò dimostra che Enrico Letta non ha ereditato una situazione facile  e se è vero che il nostro Paese è uscito dalla procedura per deficit eccessivo non è comunque che ci siano motivi più concreti per gioire. Nonostante il ritorno in serie A dopo anni di retrocessione in B, cioè con i nostri conti passati al vaglio della  Ue in quanto sorvegliati speciali, in cassa non c’è un euro da spendere o da investire. Il presunto tesoretto liberato grazie alla chiusura del procedimento di infrazione non esiste e se esistesse forse si potrebbe usare l’anno prossimo e non questo. Nel frattempo non resta che soffrire, badando a tirare ancor più la cinghia. 

Fra tante cattive notizie, ce n’è però una che se non ci induce speranza, quanto meno ci evita di cadere vittime dello scoramento. La buona nuova per una volta arriva dal governo, che pur non avendo disponibilità in contanti si è inventato qualche iniziativa per rilanciare i consumi e far partire il mercato dell’edilizia. Ieri infatti il consiglio dei ministri ha prorogato i bonus fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, aumentando i vantaggi per chi decide di sostituire i serramenti o di migliorare l’impianto di riscaldamento. Dall’attuale sconto del 55%, spalmato in più anni e utilizzabile per detrarre le tasse, cioè per abbattere l’Irpef, si è passati al 65%, mentre in caso di ristrutturazione della propria abitazione si scala il 50. Non è tutto: oltre all’ecobonus (che però potrebbe essere varato inasprendo la tassazione sulle bibite gasate e sui gadget dei giornali e ciò ci piace meno), del pacchetto faranno parte anche sconti per chi acquista mobili come armadi a muro o cucine, anche se le modalità per godere del beneficio non sono ancora state illustrate.

Qualche lettore forse osserverà che con il guardaroba non si mangia e se uno ha perso il lavoro è probabile che non abbia il denaro né per ristrutturare l’appartamento e migliorare il rendimento energetico della casa in cui vive, né per cambiare l’arredamento. Vero. Ma se un disoccupato, essendo privo di stipendio, non può permettersi nulla di tutto ciò, chi il posto ce l’ha potrebbe al contrario essere incentivato a spendere e questo è il miglior modo per rimettere in moto l’economia. Come abbiamo spesso sostenuto su queste pagine, esiste un solo sistema per creare ricchezza e occupazione e consiste nel ridurre le tasse e restituire fiducia ai consumatori. Gli italiani non sono improvvisamente diventati tutti poveri. Ci sono famiglie che soffrono perché il capofamiglia ha perduto il reddito e altre che nonostante le difficoltà i soldi li hanno ma non li spendono per paura. Insomma, il denaro c’è ma manca la voglia e il coraggio di usarlo. Se si riuscisse a invertire la tendenza, i negozianti venderebbero un po’ di più e dunque si rifornirebbero di altra merce, dando lavoro a chi produce e, di conseguenza, anche possibilità di nuovi posti.

Insomma, far ripartire i consumi è fondamentale per generare un circolo virtuoso, mentre ora affoghiamo in quello vizioso che ci vuole sempre più preoccupati per il futuro. Certo, gli sconti sulle ristrutturazioni e i mobili sono poca cosa, ma diciamo che si tratta di un primo passo. Un segnale timido di questo governo, ma pur sempre un segnale.  Come abbiamo scritto fin dal primo giorno,  da chi tiene le redini preferiremmo decisione e rapidità nelle scelte, mentre Enrico DeboLetta ci pare indugiare lentamente. Ciononostante, meglio qualcuno che va al minimo di uno che sta fermo. Anzi, nel caso di Monti, che andava indietro.   

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Commenti all'articolo

  • futuro libero

    01 Giugno 2013 - 11:11

    i partiti non vogliono perdere nulla hanno paura di diventare come noi.In questi momenti spero che arrivi un neo Mussolini che con coraggio riparte completamente da zero.L'Italia dovrebbe resettarsi e cominciare a partire dai primi passi senza paura.Ci saranno sacrifici?Naturalmente ma almeno si spera in qualcosa oggi facciamo sacrifici senza speranza.

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