Cerca

L'editoriale

Paradosso Unipol, la sinistra trama ma paga Silvio

A Monza stanno per archiviare la vicenda Serravalle-Bnl che ha coinvolto i Ds provocando un danno erariale da 80 milioni. E a Milano se la prendono col Cav

5 Giugno 2013

10

di Maurizio Belpietro

Le motivazioni con cui il tribunale di Milano ha condannato a un anno di carcere Silvio Berlusconi, riconoscendolo colpevole di aver ascoltato la telefonata fra Piero Fassino e Giovanni Consorte a proposito della scalata Unipol alla Bnl, non solo sono sbagliate, perché attribuiscono al Cavaliere un fatto determinato che non è mai stato provato, e cioè di aver contribuito a diffondere quella conversazione, ma rappresentano pure un paradosso. Già, perché mentre da un lato una sentenza punisce colui che è ritenuto a torto o  ragione l’uomo che ha scoperchiato la pentola di quello scandalo finanziario che ha visto i dirigenti Ds coinvolti fino al collo, dall’altro la Procura di Monza si appresta a mettere una pietra tombale proprio sull’inchiesta che doveva far luce sul medesimo scandalo.

L’ex presidente del Consiglio in questo caso è dunque cornuto e mazziato, perché - ammesso e non concesso  che abbia rivelato e diffuso la telefonata - non solo non è riuscito a ottenere ciò che avrebbe voluto, e cioè che finalmente qualche pm indagasse sulle scorribande in Borsa della sinistra, ma addirittura la denuncia si rivolta contro di lui, evitando anche solo di sfiorare i dirigenti progressisti. Storia paradossale, tutta degna di questo Paese, dove il male sta solo da una parte e mai dall’altra e la parte pluri indagata, guarda caso, è quella moderata.

I fatti sono noti ma converrà riepilogarli. Nel dicembre del 2005 Gianluigi Nuzzi, cronista di valore autore di parecchi scoop, tra cui il bacio in fronte di Gianpiero Fiorani al governatore  della Banca d’Italia Antonio Fazio e le carte segrete del Papa, svela l’esistenza di una telefonata (fra l’allora segretario dei Ds Piero Fassino  e l’amministratore delegato della compagnia d’assicurazione delle Coop. L’Unipol sta scalando Bnl e lo fa senza andare troppo per il sottile, come documenterà successivamente un’indagine. Fassino chiama Consorte e si felicita con lui dicendo: «Abbiamo una banca». Non si sa che cosa intendesse farci il numero uno dei democratici di sinistra con una banca, anzi con la Banca nazionale del lavoro, cioè uno degli istituti di credito più importanti del Paese. Sta di fatto che all’epoca a Botteghe oscure sembravano molto interessati al progetto di Consorte, tanto che c’era la corsa a telefonargli. Chiamava Fassino, chiamava Massimo D’Alema, chiamavano altri importanti dirigenti del partito.

Telefonava anche Marcellino Gavio, il ricco padrone dell’autostrada della Cisa, anche lui interessato a partecipare alla scalata alla Bnl. Gavio, azionista dell’autostrada Serravalle, non chiamava però soltanto Consorte, ma anche Filippo Penati, il presidente della Provincia di Milano, un democratico di sinistra molto noto in Lombardia. E pure Pier Luigi Bersani, all’epoca non ancora segretario ma soltanto ex ministro dell’Industria del governo Prodi. E guarda caso, proprio in quel periodo, a Penati viene l’idea di diventare azionista di maggioranza della Serravalle, nonostante la Provincia di Milano insieme col Comune di Milano avesse già il pacchetto di azioni più importante, che permetteva agli azionisti pubblici di fare il bello e il cattivo tempo in cda. 

Risultato, Penati strapaga le azioni dell’uomo che sussurrava a Consorte, e Gavio fa una plusvalenza di quasi 180 milioni. Un’operazione che non solo costringe la Provincia di Milano a indebitarsi per i secoli a venire, ma provoca, secondo la Corte dei conti, un danno erariale di circa 80 milioni di euro. Gavio incassa, ringrazia e - altro caso - investe cinquanta milioni nella scalata alla Bnl, quella organizzata dal signore delle Coop con cui parlava Fassino quando diceva: «Abbiamo una banca».

E qui torniamo a bomba, cioè a Berlusconi. In tutta la faccenda, di scalate e interessi della politica, di operazioni spregiudicate e di danni erariali, alla fine paga il Cavaliere. Come sempre. È lui il colpevole. Lui che ha diffuso la telefonata dell’ex segretario Ds. Lui che ha alzato il velo su una storia che non è mai stata illuminata e mai lo sarà, perché non solo una parte delle chiamate fatte dai vertici dei Ds a Consorte è stata sepolta dal divieto di usarla nelle indagini e dunque è coperta dal segreto, ma ora, a distanza di otto anni dai fatti, tutta la vicenda rischia di finire nella discarica delle indagini giudiziarie, vale a dire in archivio. 

La Procura infatti si appresta a cestinare i sospetti su Penati e sui vertici dei Democratici di sinistra. Nessuno saprà mai perché i Ds volevano una banca e soprattutto perché il braccio sinistro di Bersani abbia «regalato» 80 milioni a Marcellino Gavio. L’unica cosa che si sa è che per i giudici di Milano il colpevole è Berlusconi. Il resto può attendere.  

 

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • neottolemo

    05 Giugno 2013 - 22:10

    Caro Direttore, sono d'accordo con lei come sempre, l'Italia non ha bisogno di una revisione, deve essere ricostruita su nuove basi e quindi è indispensabile rivedere la carta costituzionale in quelle parti in cui detta la struttura dello Stato in tutte le sue parti essenziali. Ora sembra che il governo Letta abbia dato incarico ad una Commissione di saggi, fra cui alcuni ex giudici della Corte Costituzionale per studiare il problema e decidere se adottare il presidenzialismo o il parlamentarismo. Alla fine ci renderemo conto che è stata tutta una sceneggiata, il PD che si identifica soltanto come partito di sinistra ha già deciso di non accettare il presidenzialismo, troppo rischioso per la libertà e il potere di cui ora gode. A tutti quei gerarchetti non interessa l'Italia checché ne dica la faziosa e rinnegata Rosy Bindi, si rinnegata, giusto, da baciapile democristiana a catto-comunista, come vorreste definirla??

    Report

    Rispondi

  • neottolemo

    05 Giugno 2013 - 22:10

    Se non conoscessi la fine della storia, in questo momento plaudirei a certe qualità di Silvio. Il suo ottimismo per esempio è eccezionale, nonostante le botte ricevute dal PD direttamente o per interposta struttura pubblica (leggi Magistratura), parla apertamente e forse sinceramente della fine di una inimicizia e dell'inizio di una vera e proficua collaborazione per dare all'Italia una nuova struttura degna di un grande paese moderno. Sono convinto che non avrà successo, comunque ritengo che il suo comportamento è positivo e giusto e può darsi che sia una credenziale in più a favore del suo partito quando questo, dopo il fallimento clamoroso ed altro della sinistra, dovrà raccogliere i cocci e ricominciare a ricostruire questa ITALIA. Non so se in quel momento lui politicamente ci sarà ancora ma il suo partito godrà della fiducia popolare proprio per la disponibilità dimostrata oggi. Auguri a tutti noi.

    Report

    Rispondi

  • fearofthedark

    fearofthedark

    05 Giugno 2013 - 17:05

    maurizio maurizio, volete mettere il bavaglio all'informazione limitando le intercettazioni e dopo cosa mi combina il berlu? fa pubblicare una bobina con la famosa frase a favata "te ne sarò sempre grato"! ma allora ditelo, non bisogna pubblicare le intercettazioni che riguardano il berlu, mentre le altre si possono utilizzare, eddai maurizio c'è un limite a tutto! per i berluschini, ma si può sapere dove vedete tutti questi comunisti? ma se oramai sono una razza in via di estinzione ancora a blaterare di comunismo? almeno maurizio lo fa per mestiere, ma voi ragionate con la vostra testa invece di fare da megafono ai pennivendoli stipendiati.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media