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L'editoriale

L'arma segreta di Napolitano? Una pistola scarica

Secondo Feltri il presidente potrebbe dimettersi per impedire il ribaltone di Pd e grillini dissidenti. Ma così lo favorirebbe

18 Giugno 2013

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Giorgio Napolitano è pronto a fare da scudo umano al governo delle larghe intese. Parola di Vittorio Feltri, il quale ieri su il Giornale ha illustrato l’arma segreta del presidente della Repubblica, rivelando la contrarietà dell’inquilino del Colle a un ribaltone che dia vita a un esecutivo di Bersani con i grillini. Piuttosto che arrendersi alla maggioranza più rossa della storia, il capo dello Stato sarebbe intenzionato a dimettersi e a fare il gesto dell’ombrello ai congiurati. Vittorio è uno che di fiuto ne ha da vendere e quasi sempre ci azzecca. Quasi. Perché stavolta ho la sensazione che lo abbiano informato male. Non tanto per le dimissioni di Napolitano, che potrebbero anche arrivare in anticipo sulla scadenza, soprattutto se Enrico Letta dovesse giungere al capolinea senza aver fatto la riforma elettorale. No, non è l’addio di nonno Giorgio a non convincermi,  semmai che il bye bye possa fermare le intenzioni di chi vuole fare lo sgambetto al governo per dare vita a un esecutivo di sinistra estrema. Anzi, spero di sbagliarmi, ma la possibilità che in caso di crisi il presidente della Repubblica  si faccia da parte, più che rallentare mi pare acceleri il piano del ribaltone, agevolando  losche manovre.

Mi spiego. Quando un paio di mesi fa fu rieletto, presentandosi alle Camere, il capo dello Stato disse che non sarebbe rimasto a dispetto dei santi e che, se non ci fosse stato accordo fra le parti, avrebbe lasciato l’incarico prima della fine del mandato. Tutti quanti, e io fra questi, interpretammo il fervorino come una minaccia rivolta al suo stesso partito, in particolare a Bersani, che fino all’ultimo aveva puntato i piedi rifiutando un’alleanza con il Pdl. In realtà, il discorso non era di monito alla sinistra, ma alla destra: occhio, che se sgarrate e cercate di fregare i compagni nei confronti dei quali io mi sono fatto garante, vi lascio in braghe di tela. E che  il Popolo della libertà rischi di restare in mutande in caso di dimissioni del presidente della Repubblica a me pare scontato. Piante lacrime di coccodrillo e salutato con tutti gli onori Giorgio Napolitano, il Pd non ci penserebbe un minuto a cercare di accalappiare i grillini in fuga. 

L’uomo che voleva smacchiare il giaguaro ha provato per diverse settimane a convincere i dissidenti pentastellati, ma per mancanza di tempo si è dovuto arrendere. Ora però le cose sono cambiate e i tempi sono maturi, in quanio molti “Cittadini” non ne possono più di essere auto-diretti da Grillo e si preparano a dargli il benservito, salutando sia lui che Casaleggio. Se dunque si rompesse l’alleanza sulla quale si regge Letta, i Cinque Stelle dissidenti, insieme con un pezzo di Scelta Civica, potrebbero essere imbarcati nella nuova maggioranza: piaccia o non piaccia a Napolitano. Il quale, ammesso e non concesso che intenda tener fede alla minaccia di mollare la poltrona sul Colle, potrebbe addirittura favorire l’intesa fra Pd e fuoriusciti del M5S. Grazie alle dimissioni, il partito che fu di Bersani e ora è nelle mani di Guglielmo Epifani potrebbe portare in dote ai congiurati un accordo sulla nomina del capo dello Stato, facendo ritornare in gioco sia Stefano Rodotà che Romano Prodi. 

Quello che tre mesi fa non è stato possibile potrebbe diventarlo ora, in conseguenza della scissione grillina. Anzi. L’elezione di un presidente della Repubblica gradito ai ribelli, potrebbe fornire loro una giustificazione per dire addio a Grillo. Nel caso si eleggesse l’ex garante della privacy sul colle più alto, nessuno potrebbe infatti chiamarli traditori e agli occhi di molti navigatori della rete gli ammutinati diverrebbero addirittura degli eroi  in grado di suscitare consenso e simpatia. Insomma, più si amplia il fronte grillino che potrebbe allearsi con il Partito democratico e più la presenza di Napolitano si fa ingombrante. Se a fine aprile la sua elezione era apparsa l’unica via d’uscita da una situazione di stallo, adesso la sua permanenza ai vertici della Repubblica rischia di essere un ostacolo al raggiungimento di quella che per gran parte del Pd è la sola possibilità di recedere da un’unione contro natura, in cui destra e sinistra vanno a braccetto nella stessa maggioranza. 

Insomma, l’arma segreta di Napolitano a me appare un revolver arrugginito, che se sparasse rischierebbe di fare secco solo il Popolo della libertà. Sarà per questo che a sinistra c’è chi non si strappa i capelli all’idea che nonno Giorgio levi in fretta le tende? Come diceva Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • pinco

    18 Giugno 2013 - 22:10

    Non sarà il pistolino fumante di Berlusconi?

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