Cerca

L'editoriale

Occhio ai conti: c'è aria di prelievo forzoso

L'esecutivo non ha annullato i balzelli, li ha solo rimandati. Significa che, quando non potrà più posticipare il salasso, le risorse andranno rastrellate per forza. Il rischio è che Letta possa ispirarsi a Giuliano Amato

29 Giugno 2013

8

Va bene, a giugno abbiamo evitato di versare l’Imu rinviandola a settembre e a luglio abbiamo scampato il rincaro dell’Iva anticipando a novembre il saldo dell’Irpef. Ma alla fine, quando sarà il momento di tirare le somme, chi pagherà? Già, perché, come abbiamo scritto, quello del governo Letta è solo un gioco di prestigio. E quando sfumerà l’illusione ottica di aver fatto sparire le tasse che gravano sugli italiani, arriverà il momento di tirare le somme, e a qualcuno toccherà mettere mano al portafogli. E, se non si vuole essere tassati a nostra insaputa, sarà il caso di porsi la domanda e soprattutto di trovare la risposta.

Negli ultimi giorni, passato l’entusiasmo per la decisione del governo di posticipare l’aumento dell’Iva al 22 per cento, anche i giornaloni hanno iniziato a interrogarsi su quel che accadrà in autunno, quando il contribuente sarà costretto ad affrontare l’ingorgo di tasse non pagate. Che cosa succederà se gli italiani saranno chiamati non solo a pagare l’imposta municipale unica che non hanno versato a giugno, ma anche la Tares che è stata posticipata e l’aumento dell’Iva? Come faranno i già magri stipendi a sopportare un surplus di tassazione? E le aziende già in crisi di liquidità e ordini, dove troveranno i soldi?

Ovviamente tutti si rendono conto che Letta e i suoi ministri più che il governo del fare sono il governo del disfare, nel senso che smontano decisioni già prese, in particolare sul bilancio dello Stato, ma non montano altro, preferendo rinviare o aspettare tempi migliori. Tuttavia, se i tempi migliori non arrivassero entro l’anno, come probabilmente non arriveranno, che cosa potrebbe accadere? Quali voragini si aprirebbero nel bilancio dello Stato? In quale baratro sprofonderemmo se, come ha stimato ieri il nostro Franco Bechis, nelle casse pubbliche mancassero una decina di miliardi di euro? Altro che investire un miliardo per dar lavoro ai giovani: qui mancano all’appello molti più soldi di quanto si dica e se domani non vogliamo pagare con gli interessi ciò che non abbiamo corrisposto ieri, sarà il caso di aprire gli occhi. 

Come abbiamo più volte scritto, fosse per noi metteremmo da subito mano alle spese, tagliando tutto ciò che c’è da tagliare, a cominciare dagli sprechi di denaro della pubblica amministrazione. Ma ridurre la spesa comporta una fatica bestiale, bisogna scontentare qualcuno e sopportarne le proteste, che di solito sono chiassose. Insomma, roba da nervi saldi e non da persone che si impressionano subito e al primo strillo fanno retromarcia. Si potrebbe volendo mettere mano anche al patrimonio dello Stato che non viene utilizzato, vendendo caserme e edifici che non servono più. Tuttavia, ogni volta che ci si prova si incontrano mille resistenze, perché anche i palazzi dismessi hanno i loro difensori, e gli enti locali vogliono mettere bocca su tutto, negando l’autorizzazione a trasformare il fabbricato abbandonato in qualche cosa di utile. Risultato, per quanto ci si provi, né sul fronte delle spese pazze né su quello degli immobili lasciati andare in rovina c’è verso di trovare un euro. Ci ha provato Tommaso Padoa-Schioppa quando faceva il ministro dell’Economia di Prodi,  hanno ritentato Tremonti e anche il Monti senza tre (quello che si sente tanto apprezzato all’estero e sottovalutato in patria), ora ci si sta scornando Saccomanni, ciò nonostante il risultato non cambia.

Quindi bisogna tornare alla domanda di partenza: quando sarà passata l’estate e i ministri avranno fatto le vacanze ma non i compiti delle vacanze, che cosa si farà? Per dirla ancora più chiara: a chi spetterà di privarsi di un bel po’ di soldi per tappare i buchi di quel groviera che è il bilancio dello Stato? A sentire i membri del governo alla fine una soluzione si troverà e non c’è da strapparsi le vesti ora. I nostri ministri fanno mostra di ottimismo e sembrano riporre molta fiducia nelle decisioni di Bruxelles, confidando che un bel giorno la prigione europea nella quale ci siamo rinchiusi sarà costretta ad aprire la porta delle celle, concedendo un ammorbidimento del rigore penitenziario cui ci siamo condannati.

Sarà perché siamo un po’ meno ottimisti dei rappresentanti dell’esecutivo, sarà perché certe lenze che stanno in politica le conosciamo bene e sappiamo che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, sta di fatto che preferiamo essere guardinghi e tener bene gli occhi aperti su ciò che bolle in pentola. Per questo ci corre l’obbligo di riferire una voce che da qualche tempo gira negli ambienti ministeriali e non solo. Il passaparola riferisce infatti che al momento giusto, quando la situazione si sarà ingarbugliata per bene e bisognerà porvi rimedio in tempi brevi; quando il Cavaliere grazie ai processi sarà alle corde e ridotto al silenzio dagli arresti domiciliari; cioè quando il Paese sarà cotto al puntino da essere servito in tavola, ecco arrivare la madre di tutte le soluzioni, ovvero l’arma letale per il ceto medio, vale a dire il prelievo forzoso sui conti correnti. La misura non è una novità per gli italiani, perché in passato fu usata da Giuliano Amato per far quadrare i conti. Senza dir niente a nessuno e profittando delle tenebre, l’allora presidente del Consiglio non guardando in faccia a nessuno scippò il sei per mille. Gente che doveva l’indomani pagare il mutuo, altri che si apprestavano a un acquisto e per questo avevano accumulato qualche risparmio depositandolo in banca, poveri pensionati che avevano incassato la liquidazione dopo una vita di lavoro, tutti si ritrovarono dalla sera alla mattina un po’ più poveri. La storia si ripete? Può darsi, almeno a sentire gli spifferi  che girano in certi palazzi romani. Certo, conferme non se ne trovano e c’è da giurare che oggi, dopo la nostra anticipazione, fonti governative si incaricheranno di smentire l’ipotesi, giurando e spergiurando che nulla di tutto ciò è allo studio. Sarà. Ma per parte nostra, avessimo due euro, staremmo in campana. Risparmiatore avvisato, mezzo salvato.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • FabriD

    30 Giugno 2013 - 01:01

    Ci sono persone molto confuse, forse proprio dalle tante notizie di cronaca e giudiziarie ! E cattivi di qui e colpe di là! Il concetto è molto banale, crisi inventata ... nomi come spread, per spaventarci ..e un sacco di soldi che sono andati a finire hai poteri forti e alle banche! Come? raccontandoci un sacco di balle !!!! E dandoci nemici e cattivi da odiare! e mentre noi odiamo, il buon Monti prima .... e il buon Letta ora ... pensano a come rubarci il più possibile! Un pò confusi certo .... o meglio menatai per il naso, da imbonitori dal prelievo facile ... abile più a rubare che a raccontarla .... per chi pensa da sè l'aveva capito subito ... che era una fregatura ... chi pensa come vogliono gli altri ... invece, crede che sia tutta colpa di Berlusconi , lo odia e crede che l'unica cosa importante sia metterlo in galera e quasi paga le tasse contento ... purchè senta dire che è nei guai !!!! Una liberazione un pò costosa ... per menti un pò cofuse !!!

    Report

    Rispondi

  • Mark06

    29 Giugno 2013 - 18:06

    Non ci sono i soldi pubblici, e questo giornale ha massacrato l'unico che ha tirato la cinghia, e cioè Monti, obiettivo facile. Niente da dire contro chi ci ha governato negli ultimi 10 anni, contro i finanziamenti pubblici dei giornali, contro la compravendita dei Senatori, contro le lobby di potere, contro lo scudo fiscale, contro la depenalizzazione del falso in bilancio. Si preferisce attaccare Saviano, Strada, i Grillini. E intanto non si dice niente per tutti quei Senatori in parlamento, di un dato un partito, a cui hanno sequestrato svariati milioni. Ah, non sono comunista.

    Report

    Rispondi

  • pi.bo42

    29 Giugno 2013 - 17:05

    Uscire con una notizia del genere, senza averne assoluta certezza, è pericolosissimo. Questa non è informazione, ma solo becero allarmismo. Mi consenta dirle che il livello del giornale scade ogni giorno. Come vede c'è già chi ci crede!

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media