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L'editoriale

La vera Casta chiude bottega

Giudici in ferie per 51 giorni filati. Alla faccia degli italiani...

25 Luglio 2013

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Non tutti gli italiani sono uguali davanti alla crisi. C’è chi a causa della recessione le vacanze non se le può permettere ed è costretto a restare in città con la paura di perdere il posto di lavoro e altri che invece non rinunciano al riposo nonostante l’economia vada di male in peggio. Di questa categoria fanno parte senza dubbio i magistrati, i quali unici fra tutti i dipendenti possono godere di ben 51 giorni di relax. Ormai quasi neppure gli insegnanti vanno in villeggiatura per periodi così lunghi, tuttavia le nostre toghe preferiscono non cambiare le consolidate abitudini che li vedono i recordmen del riposo estivo fin dal lontano 1969. Per cui dal 22 di luglio la maggioranza degli uffici giudiziari italiani è chiusa per ferie e non riaprirà che a metà settembre. Certo ci sono lodevoli eccezioni: se c’è da processare Berlusconi qualche volontario disposto a trascurare la spiaggia lo si trova. Ma si tratta di casi straordinari, dettati dall’urgenza e dunque affrontati con deroghe speciali. Per gli altri, cioè per i procedimenti che non abbiano per imputato il Cavaliere ma che siano magari cose banali, tipo una sentenza civile che interessi un’azienda oppure una quisquilia in cui sia impelagato un povero Cristo, bisognerà attendere il rientro dei signori giudici, nella seconda metà di settembre.

Qualcuno forse si lamenterà, ricordando l’enorme arretrato accumulatosi nei Tribunali, ma la spiegazione non è come qualche malizioso potrebbe ritenere nell’eccezionale periodo di rilassamento delle toghe, bensì nella carenza di organico e nell’eccesso di procedure garantiste o di adempimenti burocratici che costringono i magistrati a procedere con i piedi di piombo. Sono queste ragioni a far trascinare certe cause per dieci o anche vent’anni, mica le ferie prolungate. Così almeno giura l’Anm, secondo la quale la sola idea di mettere mano al meritato riposo della categoria è un attentato all’autonomia e all’indipendenza dei colleghi.

Certo, oltre che un caso più unico che raro fra i lavoratori italiani, le vacanze a lungo raggio dei giudici sono un unicum in tutta Europa. Non soltanto le nostre toghe sono le più pagate e le più numerose se raffrontate a quelle di altri Paesi della Ue, ma sono anche le più assenti dai tribunali. In Spagna e Germania l’interruzione feriale è di soli trenta giorni, mica di cinquanta. E dire che a Madrid o Berlino durante l’anno i magistrati non battono la fiacca. Secondo un rapporto che confronta la produttività dei tribunali dei diversi paesi i processi tedeschi si concludono in media in 184 giorni mentre da noi ce ne vogliono 492. Quanto a velocità ci batte pure la Francia, che per arrivare a sentenza ci impiega 279, cioè 30 settimane in meno di quanto ci mettiamo noi. E dire che in Italia ci sono 2,3 tribunali ogni centomila abitanti, mentre in Francia uno solo assolve il compito. Né ci si può appellare alla cronica carenza di dattilografe e cancellieri: secondo quanto ha documentato Stefano Livadiotti, un giornalista dell’Espresso che ha passato i tribunali ai raggi x e ha scritto un libro di successo intitolato L’Ultracasta, nei nostri Palazzi di giustizia il personale ausiliario supera quello della Germania con 3,7 addetti ogni cento mila abitanti contro i 2,7 dei crucchi.

È brutto da dirsi, e forse si rischia anche una querela, ma lo diremo lo stesso: a quanto pare le nostre 8.909 toghe non si ammazzano di lavoro. Sempre Livadiotti documentò che in media lavorano 4,2 ore al giorno o, per essere più precisi, per sei ore   ma prima che siano dedotti i 52 giorni di ferie e festività soppresse. Senza contare che molti di loro hanno il doppio lavoro e cioè oltre a svolgere il ruolo di giudice arrotondano con lavoretti extra retribuiti a parte, presso università, scuole di formazione o enti locali. Secondo il Csm quelli con incarichi extragiudiziali sono 1557 e ciò vuol dire che uno su sei fa, almeno saltuariamente, qualche cosa di diverso oltre che fare il magistrato. C’è poi il caso delle toghe distaccate ad altri incarichi e cioè che in Tribunale non ci mettono piede pur essendo in organico. Per il Consiglio superiore della magistratura sono 169, per l’ex ministro Paola Severino 227, per i Radicali 260. Ma al di là delle cifre esatte, anche questi vanno sottratti dal computo finale.

Insomma, sarà anche vero che siamo troppo garantisti e abbiamo troppi adempimenti, ma se la giustizia non funziona forse è anche colpa delle troppe distrazioni dei signori giudici. I quali tra ferie, incarichi extragiudiziali e distacchi, a volte non ce la fanno proprio a giudicare. Colpa delle leggi astruse, degli italiani litigiosi, dei politici corrotti. E poi, dove lo mettete lo stress da rientro dalle vacanze?

 

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Commenti all'articolo

  • espatriota

    19 Settembre 2014 - 19:07

    E che dire della loro preparazione, che costringe quasi sempre (per lo meno chi se lo può permettere) ad affrontare 3 gradi di giudizio per avere una decisione che non faccia scempio del diritto, della regole processuali e, spesso, persino della logica? Per carità, non sono tutti così, ma, a furia di non sanzionare (e cacciare) i cialtroni e non premiare i meritevoli, ormai se ne salva 1 su 10.

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