Cerca

L'editoriale

Con la condanna di Silvio rischiamo fughe all'estero

A preoccupare molti italiani non è la sorte personale dell'ex premier, ma la violazione della democrazia e della libertà. Così aumenta la sfiducia e la voglia di lasciare l'Italia

17 Agosto 2013

17

L’associazione degli artigiani prevede che entro fine anno i disoccupati raggiungano la cifra record di 3 milioni e mezzo. Tuttavia la notizia non sembra destare apprensione in nessuno degli osservatori. Non sui giornali, che infatti relegano l’allarme nelle retrovie dei siti online. Non fra i politici, i quali o sono in vacanza a riposarsi per il superlavoro patito negli ultimi mesi oppure si occupano di Berlusconi. A ferragosto più che delle sorti di chi ha perso il posto e fatica a trovarne un altro, i nostri onorevoli infatti si sono presi a cuore il problema del Cavaliere, il quale rischia di finire fra poche settimane, se non in gattabuia, per lo meno al fresco di una delle sue residenze, impossibilitato a seguire e a guidare il principale partito italiano. Per Massimo D’Alema il leader del centrodestra potrebbe continuare a essere tale anche fuori dal Parlamento e perfino ristretto ai domiciliari e per giustificare la sua tesi prende a prestito l’esempio di Grillo, che guida i pentastellati dalla villa di Genova. Anche altri si sono spinti a dire che in fondo non ci sarebbe nulla di grave se Berlusconi decadesse da senatore e si rassegnasse alla sua condizione di condannato. In fondo, par di capire, ad Arcore e dintorni non si sta tanto male e il Cavaliere potrebbe anche spassarsela, con il vantaggio di non avere intorno la solita corte di colombe, falchi e questuanti.

Certo, sapevamo da principio che una leadership non si abolisce per decreto e neppure con una sentenza. Berlusconi resta Berlusconi anche se la Corte di Cassazione lo condanna ad andare in carcere. Anzi. Forse, a dispetto dei giudici, la sentenza ne conferma e ne rafforza la leadership. E dunque nonostante che un provvedimento giudiziario lo cacci dal Parlamento e nonostante   che un voto di piddini e grillini si affretti a dare esecuzione alla decisione  della magistratura, il Cavaliere resta in campo, con buona pace di D’Alema e compagni. Né allarma l’espiazione della pena, che di sicuro non avverrebbe allo Spielberg, ma al massimo - esclusa Arcore e altre ville perché esterne alla giurisdizione del Tribunale milanese - in un appartamento con ogni genere di comfort.

Per quanto ci riguarda, il tema non è se Berlusconi riesca a guidare Forza Italia anche non essendo più parlamentare o se le sue condizioni di «detenuto» in casa gli consentano di avere un’agibilità politica. Il nodo per noi resta quello di un leader che per venti anni è stato oggetto di ogni tipo di attenzione da parte delle procure e che per un provvedimento dell’autorità giudiziaria è costretto a uscire di scena, limitando la propria attività. La questione rimane questa. In Italia il capo della principale formazione politica è stato inseguito con ostinazione e alla fine affondato, o per lo meno fortemente danneggiato. La faccenda per noi dunque era e resta politica, non giudiziaria e neppure un mero calcolo parlamentare, fatto di numeri e maggioranze. 

È una democrazia quella in cui un uomo politico è fatto fuori in questo modo? È un paese dove ancora si può restare a lavorare, crescere i propri figli, conquistare il successo ed eventualmente difendere le proprie idee, quello in cui un leader forte e in grado di sostenersi con molti mezzi, non ultimi quelli economici, è costretto alla resa da una misura della magistratura? Sono le domande che ci sentiamo rivolgere in questi giorni dalle persone che incontriamo e che si dicono allarmate dalla situazione. Sono questi i dubbi che si pongono gli italiani, soprattutto quelli che incontriamo durante un viaggio all’estero. 

Possibile che le forze politiche non se ne rendano conto? Possibile che uomini scaltri e navigati come Massimo D’Alema non lo capiscano? Incredibile che non lo comprenda un uomo di esperienza come Giorgio Napolitano.

Al momento, mentre la disoccupazione potrebbe arrivare a superare i 3 milioni e mezzo, non è la vicenda umana, personale, di Silvio Berlusconi che dovrebbe preoccupare e far discutere i politici, ma lo scoramento e il timore della classe media e della classe dirigente, la quale non è allarmata in sé per il Cavaliere, ma per quello che la sua condanna significa in termini di violazione della democrazia e della libertà di esercitare un’attività e di rappresentare le proprie idee. Se gran parte delle persone che incontriamo immaginano per loro e per i propri figli un futuro fuori dall’Italia, perché non hanno più fiducia nella classe politica e nelle istituzioni, forse qualche riflessione servirebbe. Il caso Berlusconi è grave, ma del malessere di un paese è solo il campanello d’allarme, la spia luminosa che segnala che qualcosa non va e sta per succedere una svolta molto grave. Su questo D’Alema e altri dovrebbero concentrarsi nelle loro vacanze estive. altro che preoccuparsi di dare il benservito a Berlusconi.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • brunom

    18 Agosto 2013 - 09:09

    una sinistra che ha bisogno di una vittima prederminata su cui focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica per crearsi un alibi alla loro incapacita' di governare, infatti abbiamo avuto 45 anni di antifascismo quanto la vera minaccia era un dittatura comunista, e gli ultimi 20 anni di antiberlusconismo. L'altro punto dolente e' la magistratura troppo forte rispetto al potere esecutico e legislativo in grado di condizionare la vita del paese. Infatti e' una magistratura senza credibilita', inefficiente, obsoleta, politicizzata. Vista da fuori la giustizia italiana si addice di piu' ad un paese del terzo mondo dove spesso e volentieri governano governi forti. Il tutto si traduce in una paralisi e decadimento del paese, e in futuro si avra' un'Italia in amministrazione controllata da qualche paese estero. Potrebbe sembrare un male, ma bisogna ammettere che gli italiani non sono maturi per la democrazia e autogeverno.

    Report

    Rispondi

  • DubitoErgoSum

    18 Agosto 2013 - 07:07

    L'unico rischio che si corre è che in questo Paese, in cui perfino le parole vengono svuotate di significato senza vergogna alcuna, la politica riacquisti un briciolo di dignità. Pericolo per alcuni, speranza per altri. Saluto la fine ignominiosa del berlusconismo con un sospiro di sollievo e la speranza di un domani più civile per questo Paese.

    Report

    Rispondi

  • pepo

    18 Agosto 2013 - 07:07

    noi non siamo forcaioli siamo rispettosi delle sentenze che per lei vanno combattute perche' Berlusconi soffre. Nella vita bisogna essere onesti per non imbattersi nella giustizia ma quelli come lei che vogliono scappare all'estero perche' hanno paura che la legge possa inseguirli e' perche' hanno dei conti da risolvere con essa e spero vivamente che lo fermino alla dogana no perche' mi dispiaccia che vada via ma per ridarci i soldi che ci ha rubato

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media