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L'editoriale

Ecco il piano di Renzi per buttar giù il premier

Il Pd si metterà in mano al sindaco che ha un unico obiettivo: per avere un futuro deve negarlo al governo. Ma le sue idee su conti e futuro fanno paura

24 Settembre 2013

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Da un segretario che per spiegarsi usava la metafora del tacchino sul tetto, ad un aspirante segretario che per vincere usa la storiella della bicicletta che sta in piedi solo se corre. È tutta qui l’evoluzione del Partito democratico: nelle battute. Prima, quando c’era Bersani, non si capivano. Adesso che c’è Renzi che vuole prendere il posto di Epifani, si capiscono fin troppo bene. L’obiettivo finale del sindaco di Firenze non è la segreteria del Pd, ma la guida di Palazzo Chigi e per questo ogni volta che apre bocca gli scappa una parola contro Enrico Letta. Se provate a fare il conto, nelle ultime settimane ne ha dette più sul presidente del consiglio che sul l’ex presidente in attesa di arresto. È con lui che ce l’ha, con il premier, non con l’ex premier. L’ex gli serviva solo per mettere in difficoltà i suoi compagni di partito, quelli disposti a trovare una soluzione per consentire la navigazione del governo. Perché alla fine a lui interessa solo una cosa: impedire che l’esecutivo resti a galla. Più rimane e più per lui si avvicina lo spettro di restare incastrato a Firenze, e come si sa il secondo mandato non è mai né più amato né migliore del primo. 

Dunque se vuole garantirsi un futuro è necessario che Letta non ne abbia uno: chiudere in fretta con le larghe intese per andare subito al voto. Certo, un segretario che si fa eleggere con l’obiettivo di mandare a casa il governo guidato da un uomo del suo stesso partito non si era ancor visto. Ma il problema è che l’attuale presidente del consiglio è d’intralcio: fino a quando il gatto sta sulla sedia il cane non ci può salire, quindi  meglio  liberare subito il posto.

Fa notare qualcuno che Renzi non ha ancora spiegato che partito vuole e quando è stato richiesto di un chiarimento si è dimostrato sfuggente. La verità è che lui del partito non sa cosa fare: gli serve ma solo come mezzo per scalare Palazzo Chigi, dopo di che per quel che lo riguarda si può anche mettere in liquidazione. Il Pd è uno strumento, mica la meta. Non a caso fino a quattro mesi fa, fresco di sconfitta elettorale, neppure pensava di fare il segretario al posto di Bersani: eppure se il compagno Pierluigi fosse diventato premier era evidente che avrebbe lasciato libera la casella.. 

Ma il futuro del partito non è la sola cosa indefinita che ha in testa Matteo. Dietro le battute è anche difficile capire quali siano le sue reali intenzioni sui temi economici. Dell’aumento dell’Iva si è limitato a parlarne il meno possibile. Dell’Imu anche. Di come rilanciare l’economia lo stretto necessario. La verità è che aprendo bocca teme di scontentare qualcuno e tenendola chiusa è sicuro di evitare scivoloni che possano danneggiarlo.

In compenso, per lui parla il suo consigliere, l’ex consulente Mc Kinsey che si è autonominato il teorico della Renzinomics. Intervistato dal supplemento economico di Repubblica, Yoram Gutgeld, ebreo di origini polacche che ha girato il mondo per poi approdare da noi, annuncia che bisogna mettere un po’ di soldi in tasca a chi non ne ha. Fin qui tutto bene, siamo all’enunciazione di principi che piacerebbero a monsieur de La Palisse. Il problema arriva quando spiega come si fa a mettere  del denaro in tasca a chi ne ha poco. Bisogna ridurre le aliquote per chi guadagna fino a 2 mila euro al mese o giù di lì. Bene. Giusto. Ma quanti sono quelli che guadagnano 2 mila euro al mese? A occhio e croce diremmo tutti i lavoratori dipendenti, cioè circa 16 milioni di persone. Se a questi signori si vuole dare un po’ di ossigeno per far riprendere i consumi non si può mettere nella loro busta paga meno di cento euro netti al mese, cioè 250 lordi, che moltiplicato per 13 mensilità fa 3.250 euro l’anno. E quanto dà 3.250 euro lordi per 16 milioni? 52 miliardi. Ecco, la ricetta dell’economista che ispira la Renzonomics costerebbe 52 miliardi l’anno, che il mago dei numeri si prefigge di trovare vendendo le case popolari a prezzi convenienti, cioè stracciati. Ma chi sta nelle case Iacp? Molti, moltissimi lavoratori dipendenti, gli stessi che dovrebbero beneficiare delle ricette economiche dell’uomo di Renzi, i quali da un lato incasserebbero 100 euro in più e dall’altro ne darebbero duecento o forse più all’economista per comprarsi casa. In pratica sarebbero più poveri di prima. In compenso il governo avrebbe fatto girare un po’ di soldi con una partita di giro. 

Anzi, da quando sono impegnati nella scalata alla segretaria e alla presidenza del consiglio, oltre ai numeri, quelli del Pd fanno girare anche qualcosa d’altro e non sempre si tratta della testa.

di Maurizio Belpietro 

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Commenti all'articolo

  • comercial.jenny.lopez

    04 Giugno 2014 - 22:10

    Unica soluzione possible ? La sovranità monetaria , se hanno ucciso Lincoln e Kennedy per questa ragione ci sarà pure un motivo. Ci scanniamo fra di noi per cazzate qando con una mossa sola facciamo scacco matto ai veri padroni del mondo che se le stanno ridendo su come fra di noi ci facciamo la guerra. Tanto poi le ARMI a DEBITO c'è le vendono sempre loro.... Svegliatevi

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  • antari

    24 Settembre 2013 - 21:09

    Le IENE stanno mandando un filmato che distrugge Barbareschi, parlamentare PdL. Tra una coltellata al PD ed una al PD, si trova lo spazio per denunciare su Libero Quotidiano questa situazione? Grazie!

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  • muneto

    24 Settembre 2013 - 20:08

    Adesso i sondaggi danno ragione a Renzi, ma le elezioni non ci sono ancora e tutto può accadere fino a quel momento

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