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L'editoriale

Le larghe intese sono fallite

Vero che gli italiani non sono disposti a morire per Silvio. Ma nemmeno a farsi svenare da questo governo che non ha risolto finora un solo problema e ha praticato la politica delle tasse e del rinvio

28 Settembre 2013

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Morire per Berlusconi forse non è la massima aspettativa di molti parlamentari del Pdl, i quali a parole testimoniano fiducia cieca nel capo, ma quando vengono richiesti di mollare la poltrona in segno di solidarietà con il Cavaliere paiono assai  meno decisi ad immolarsi. Tuttavia, se le dimissioni da onorevole non sono la prospettiva cui ambiscono, anche finire a reggere il moccolo di un governo inesistente non è una bella prospettiva.

Come i lettori sanno, pur condividendo le preoccupazioni del centrodestra circa l’operazione politico-giudiziaria con cui si cerca di sbarazzarsi di Berlusconi, fino a pochi giorni fa suggerivamo di tenere i nervi saldi, perché minacciare di buttare all’aria tutto e dunque anche l’esecutivo delle larghe intese, non era la soluzione del problema. Un po’ perché le elezioni sono sempre un’incognita e, come ha potuto sperimentare Pier Luigi Bersani, chi entra presidente del Consiglio nel seggio a volte ne esce deputato semplice. Un po’ perché non è detto che una volta fatto cadere Letta non ci sia un Letta bis, cioè un governo peggiorato nella sua maggioranza con transfughi provenienti da destra e manca. Dunque, dicevamo, meglio muoversi con astuzia, cercando altre vie che non siano quelle imposte dai falchi, perché la guerra potrebbe trasformare i rapaci non in colombe, ma in polli arrosto. 

Purtroppo frenare le Santanchè e mettere il silenziatore agli esternatori di professione, imponendo parole calme e di mediazione, non è servito a nulla. Non solo non si è trovata alcuna soluzione al caso che riguarda da vicino il leader del centrodestra, cioè la sua espulsione dal Senato e la conseguente messa a disposizione di Berlusconi a chiunque lo voglia arrestare in cambio di un po’ di notorietà. Ma addirittura non si è fatto alcunché per  dare un senso alla prosecuzione della collaborazione fra Pd e Pdl. Anzi: si è fatto di tutto per rendere ancora meno proficuo e più fragile il governo delle larghe intese.

Ci spieghiamo: fin dalla sua nascita il dicastero retto da Letta e dai suoi ministri si è caratterizzato per  avere come motto «Rinvia a domani ciò che puoi fare oggi». Qualsiasi problema incontrasse, dal caso Imu a quello dell’Iva, dalla correzione dei conti finanziari all’Ilva, per finire a Telecom e Alitalia, l’esecutivo ha scelto la strada dell’attesa e dello slittamento di ogni processo decisionale.  Invece di affrontare i problemi, Letta ha deciso di farli passare. Così in quattro mesi non si è risolto nulla. Le tasse sulla prima casa non si sono pagate a giugno, ma la seconda rata continua ad incombere, perché cacciata dalla porta potrebbe rientrare dalla finestra sotto forma di anticipo della imposta comunale sui servizi prevista nel 2014: così prima di Natale potremmo vederci mangiata la tredicesima. Dell’Ilva e delle altre crisi aziendali sapete. Il governo aveva promesso un decreto per sbloccare i fondi che i magistrati hanno sequestrato al gruppo Riva, impedendo alle aziende siderurgiche di funzionare, ma come tutto il resto il provvedimento tarda ad arrivare. E così anche il decreto su Telecom o l’intervento per capire come risolvere il caso Alitalia.

Insomma, i problemi ci sono ma manca un governo che li prenda di petto. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è però il mancato intervento per impedire l’aumento dell’Iva. Ieri sera il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di non decidere, rifilando l’ennesima botta fiscale agli italiani: dal primo ottobre l’imposta sul valore aggiunto passerà dal 21 al 22 per cento. E il paradosso è che rischia di essere il male minore, visto che per evitarlo il premier aveva pensato di aumentare l’accisa sulla benzina e di anticipare il pagamento dell’Irap e dell’Ires.  Cioè: visto che già le aziende sono moribonde e non sanno più dove trovare i soldi per tirare avanti, volevano tassarle ancora un po’ che così tirano le cuoia. Secondo la Cgia di Mestre, con questa geniale pensata il Fisco-vampiro avrebbe succhiato 890 milioni alle imprese oltre ai tanti che già succhia.

Se queste sono le idee, altro che crescita, qui si fa di tutto per accelerare la decrescita. Di questo passo da un Pil che scende dell’1,7 finiremo con un prodotto interno lordo a meno due. E torniamo alla questione di Berlusconi, della decadenza e delle dimissioni degli onorevoli Pdl.  Gli italiani non vogliono morire per il Cavaliere. Come dicono i sondaggi, in gran parte lo ritengono vittima di una persecuzione, ma se si chiede quanti siano disposti a immolarsi, la percentuale si abbassa al minimo.  Comprensibile, mica tutti sono cuor di leone: in tanti al posto del muscolo cardiaco hanno il portafogli e dunque fanno i conti per decidere che cosa conviene. Ma in tal caso torniamo alla domanda principale: se non si muore per Berlusconi è giusto morire per Letta? 

Questo governo non sta facendo nessuna delle riforme e delle cose economiche che dovrebbe fare. E allora, che senso ha perder tempo a difenderlo a spada tratta? Le elezioni magari non saranno la soluzione definitiva ai nostri problemi, ma sempre meglio di un esecutivo che non esegue, anzi, che non esiste.  Napolitano si rassegni. Non ci sono alternative se non quella del tirare a campare, cioè di andare di male in peggio. Già il governo Letta era un governino, la sua brutta coppia potrebbe solo essere un moscerino, con una maggioranza riciclata che ci provocherebbe più guai di quanti già non ne abbiamo. È vero che su quel Colle c’è una certa abitudine a picchiare i pugni sul tavolo e dire non ci sto, ma stavolta a non starci più sono gli italiani, i quali, quando vedranno le loro prossime buste paga, inseguiranno gli inquilini del palazzo con i forconi. Prima che lo facciano è dunque  meglio, molto meglio, restituir loro la parola. 

Maurizio Belpietro

[email protected]

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Commenti all'articolo

  • maxgarbo

    29 Settembre 2013 - 08:08

    il solito coglione, cerebroleso. conta le migliaia di persone che lavorano e si guadagnano onestamente lo stipendio in Mediaset/Fininvest e associate. Dove andrebbero imbecille a mangiare? Da te, idiota.

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  • maxgarbo

    29 Settembre 2013 - 08:08

    eccolo qui, uno dei soliti rossi che non cambiano mai! povera italia

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  • Tobyyy

    29 Settembre 2013 - 01:01

    Leggete il postato n. 5 e saprete cosa pensano e chi sono i brigatisti comunisti e insultano Berlusconi...! Ma vi rendete conto che razza di canaglie delinquenti comunisti girano sciolti ed impuniti..? O lo arrestate o ci penseremo noi......!

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