Cerca

L'editoriale

Un governo serve solo se governa

Il premier deve chiarire perché chiede la fiducia: o vara i provvedimenti che finora ha solo rinviato o si vada alle elezioni. Non c'è più tempo per i giochi interni ai partiti

2 Ottobre 2013

3

Bill Emmott non può certo essere definito un sostenitore di Silvio Berlusconi. Nei tredici anni in cui ha diretto l’Economist, prestigiosa rivista britannica, crediamo non abbia mai scritto una sola parola a favore del  Cavaliere. Anzi:  a pochi giorni dalle elezioni del 2001 dedicò una copertina della rivista alle ragioni per cui gli italiani non avrebbero dovuto votare per il leader del centrodestra, definendolo inadatto a governare.  Eppure ieri Bill Emmott ha scritto un articolo sul Financial Times per sostenere che le dimissioni di Letta dopo che il Pdl gli ha ritirato la fiducia e le conseguenti elezioni anticipate non sarebbero un dramma. Emmott è un irresponsabile? Oppure si è improvvisamente convertito al berlusconismo? Niente di tutto questo. In netto contrasto con gli allarmi lanciati dalle organizzazioni sindacali e dagli organismi internazionali, la tesi dell’ex direttore dell’Economist è la seguente: voi italiani non avete bisogno di un governo Letta, avete bisogno di un governo che governi.  Difficile dargli torto. Il problema non è che a Palazzo Chigi ci sia un esecutivo in carica e non dimissionario, ma che ce ne sia uno in grado di agire e di fare ciò che finora non ha fatto. È questo il problema: e se per mesi Libero non è stato tenero con i ministri non lo ha fatto per antipatia, ma perché Letta più che tirare le conclusioni di certi ragionamenti tirava a campare, prendendo tempo e facendo del rinvio un’arte di governo. Fino al punto di rimandare per dispetto persino il provvedimento che evitava l’aumento dell’Iva, annunciato solennemente nel programma, provocando così la reazione di un Berlusconi già furioso per come il Pd trattava la vicenda della sua decadenza da senatore e le dimissioni dei ministri del Pdl.

Dunque, se oggi il presidente del Consiglio si presenterà per chiedere  la fiducia e cercare di proseguire la sua attività, dovrà soprattutto chiarire questo aspetto: se intende rimanere per  fare ciò che ora ha solo rimandato o per continuare a rinunciare a prendere decisioni.  La questione non è secondaria, perché al di là delle liti interne, nel Pdl come nel Pd, al di là del futuro di Silvio Berlusconi, ciò che conta è che cosa vuole fare Letta.  Perché chiede la fiducia? Ha intenzione di prendere di petto ciò che finora ha trascurato? Quando si insediò, né io né i colleghi di Libero fummo tra i più entusiasti. La nostra sensazione fu che, nonostante fosse il volto presentabile del Pd, Letta non ci avesse messo la faccia. Non si fosse cioè speso per  guidare un esecutivo che fosse di cambiamento e di rottura con il passato.

Il programma ci sembrò un prodotto liofilizzato, pronto all’uso e diluibile a piacimento a seconda dei gusti. E infatti subito si trovò davanti il problema di come interpretare la promessa di abolizione dell’Imu sulla prima casa:  per tutti secondo  gli esponenti  del Pdl, solo per gli elettori del Pd secondo la tesi della sinistra. Il governo Letta insomma è stato un matrimonio di interesse, ma non essendo stato scritto in precedenza un contratto di matrimonio che fissasse chiaramente obblighi e vantaggi, fin dal principio vi sono stati  equivoci e ambiguità. Il più grave di questi lati oscuri è quello che riguarda lo stesso Berlusconi. Come può un’alleanza reggersi se uno degli alleati è pronto a sparare il colpo di grazia all’altro? Cosa pensavano dentro il Pd, che il Cavaliere si sarebbe immolato sull’altare della stabilità senza muovere un dito? E lo stesso avrebbe dovuto fare il Pdl? 

Ora Enrico Letta non può più essere sfuggente. Ritiene che sia importante evitare la crisi di governo per consentire al Paese di affrontare i problemi che ha davanti? Bene: lo dimostri. Convinca non solo le colombe, ma anche i falchi del Pdl e, soprattutto, Silvio Berlusconi. Non è più tempo di fare il pesce in barile. Dica come intende ridurre gli sprechi, cosa farà per tagliare le tasse e per limitare il potere di burocrati e dei magistrati.

Inseguito dalle procure di mezza Italia, minacciato di galera, tradito dal Pd, abbandonato da Napolitano, Berlusconi ha deciso di sfidare anche una scissione nel suo partito e di gettarsi nella nuova avventura di un voto anticipato. E ieri sera ha ribadito il suo no alla fiducia.

Solo un atto di coraggio di Letta potrebbe forse fargli cambiare idea in extremis.

Se così non sarà, se ancora una volta prevarranno i giochi interni al Partito democratico e il regolamento di conti fra le diverse forze politiche, allora sì dovremo dar ragione a Bill Emmott. Meglio le elezioni dell’ennesima sceneggiata napolitana.   

 

di Maurizio Belpietro
[email protected]
@BelpietroTweet

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • La cugina di Gheddafi

    02 Ottobre 2013 - 20:08

    Complimenti per il suo magnifico editoriale, caro direttore Belpietro, attendo quello di domani che sono sicuro sarà una pietra miliare nella storia del giornalismo italiano

    Report

    Rispondi

  • futuro libero

    02 Ottobre 2013 - 10:10

    non avremo mai un governo che può governare.Napolitano ha sbagliato tutto da quando ha voluto estromettere Berlusconi per ordine della merkel ha voluto mettere il suo partito per forza algoverno con la scusa di larghe intese.In effetti voleva un governo per una grande attesa:LA CONDANNA DI BERLUSCONI.Cistanno riempiendo di tasse per non tagliare i loro stipendi i loro privilegi i loro sprechi.Finchè avremo un governo fatto di pezze a pagare saremo solo noi.Perchè il PD non ha insistito per la riforma elettorale visto che schifa il Porcellum ma per ben due volte sta governando solo grazie a questo,è chiaro quindi che vuole mantenere il porcellum e napo finge di volere una nuova legge per andare al voto ma stranamente è sempre pronto a dire cosa deve fare il governo dimenticandosi però di far accelerare per farla fare.SMEMORATO O FINTO SMEMORATO.Pare che spesso dimentichi i suoi compiti quando gli fa comodo.Se davvero napo pensa al paese faccia fare subito la legge e poi il voto.

    Report

    Rispondi

  • 8lukaspar

    02 Ottobre 2013 - 09:09

    Certo!, occorre anche valutare natura, qualità e tempestività dei provvedimenti adottati da un governo.Quanto a quello del Presidente Letta,definibile:succedaneo di quello "montiano" e "dipendente" della/dalla Merkel, chi si azzarda a "promuoverlo" imponendolo ancora ai Cittadini che,in pratica, non lo hanno mai "votato"? E intanto inizia "il balletto" dei politicanti nella loro rappresentazione preferita: l'opportunismo personale...

    Report

    Rispondi

media