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L'editoriale

Berlusconi, Vendola, Cancellieri: tre pesi, due misure

Il Cavaliere telefonò in Questura per Ruby (che non era agli arresti) e ha preso sette anni. Allora alla Guardasigilli che è intervenuta per far scarcerare Giulia Ligresti dovrebbero dare l'ergastolo. E a Vendola, per le chiamate sull'Ilva, anche due

31 Ottobre 2013

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Silvio Berlusconi ha incassato ieri la richiesta di archiviazione per il troncone d’indagine scaturito dall’inchiesta sulla sanità barese, quello per intenderci cui diede il via Patrizia D’Addario: di come funzionasse il sistema degli appalti e delle protesi in Puglia non sappiamo quasi più niente, dell’indagine che ha sputtanato l’ex presidente del Consiglio e portato in galera Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini con l’accusa di aver estorto denaro al Cavaliere in cambio del loro silenzio, sappiamo invece che secondo i pm non aveva ragione di esistere. Non ci fu nessuna estorsione, è la conclusione dei magistrati romani, i quali a firma del procuratore capo Pignatone (quello che fino a poco tempo fa dava la caccia alla ’ndrangheta in quel di Reggio Calabria) hanno chiesto di chiudere la questione con un’archiviazione.

Chi risarcirà Berlusconi di tutti gli articoli che hanno scandagliato la sua vita privata con la storia delle escort e dei segreti inconfessabili che secondo certa stampa erano custoditi da Lavitola e Tarantini? Chi riparerà ad anni di sputtanamento andato in onda in diretta tv negli orari di maggior ascolto e rilanciati a tutta pagina sui principali giornali nazionali? Ovviamente nessuno. Anzi, Berlusconi dovrà ancora difendersi da altre accuse, a cominciare da quelle mosse dalla Procura di Milano per la nota faccenda di Ruby Rubacuori. A mesi comincerà il processo d’appello per la famosa telefonata in Questura, quella per cui l’ex presidente del Consiglio è stato ritenuto colpevole di concussione nei confronti di funzionari di polizia e per questo condannato a sette anni. Concussione per costrizione sarebbe la sua colpa: avrebbe costretto gli uomini della Questura a rilasciare la minorenne (che non era agli arresti, ma solo trattenuta in quanto sprovvista di documenti e per la minore età) consegnandola a una consigliera regionale, misura per altro prevista dalla legge. Sette anni. Ma se a Berlusconi hanno dato tale pena, cosa dovrebbero dare al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri per aver intercesso a favore della scarcerazione della figlia di Salvatore Ligresti? L’ergastolo? I fatti non sono forse a tutti noti, ma negli atti dell’inchiesta sulle malversazioni di Fonsai che hanno portato in carcere quasi l’intera famiglia del finanziere di Paternò c’è l’interrogatorio del Guardasigilli a seguito dell’intercettazione di una telefonata fra il fratello di Ligresti e la compagna dell’ingegnere. Che cosa si dicevano i due? Parlavano con preoccupazione delle condizioni di salute di Giulia, una delle due figlie in carcere. La donna avrebbe rifiutato il cibo e secondo i famigliari era a rischio anoressia, ciò nonostante il gip aveva respinto la richiesta di scarcerazione. Ansia legittima da parte dei parenti. Meno legittima è la via seguita per ottenere il rilascio della detenuta. Invece di insistere con il giudice, i famigliari hanno telefonato all’amica di famiglia, cioè Anna Maria Cancellieri, da vecchia data in rapporti con i Ligresti, anche perché il figlio ha lavorato a lungo come alto dirigente di Fonsai. Che fa il ministro appena ricevuta notizia delle condizioni di salute della figlia dell’ingegnere? Si attiva, parla con i direttori del Dap, il dipartimento che controlla i penitenziari, e, stranamente, partono all’indirizzo della Procura rapporti allarmanti sullo stato di salute di Giulia Ligresti, la quale dopo qualche tempo ottiene di uscire di cella. Una volta divenuta nota la storia, tutti i protagonisti si affannano a spiegare che per la donna non c’è stato alcun tipo di favoritismo. Tutto nella regola. La preoccupazione della vecchia amica di famiglia Anna Maria Cancellieri, la segnalazione ai capi del Dap, la documentazione inviata da assistenti sociali e medici senza che nessuno la sollecitasse, la decisione della Procura, la quale anzi ci tiene a far saper per bocca del suo capo Gian Carlo Caselli di aver agito in totale autonomia, senza cioè ricevere pressioni.

Berlusconi telefona per una minorenne che non è accusata di nulla salvo di essere minorenne e commette il reato di concussione. Il ministro convoca i direttori del Dap e si occupa di una vicenda che non la riguarda se non dal punto di vista privato e siamo nella regola. Intendiamoci: non ce l’abbiamo con Giulia Ligresti, per la cui scarcerazione siamo lieti anche perché per quanto ci riguarda non l’avremmo mai carcerata. Chiediamo solo di essere illuminati sulla giurisprudenza in corso. Chiamare al telefono è reato, conversarne di persona no? Oppure si commette un illecito solo se si interviene a favore di un’extracomunitaria, mentre se la donna è di cittadinanza italiana non c’è alcuna sanzione ma anzi la possibilità di ricevere una benemerenza per motivi umanitari?

E a proposito di domande ce ne viene un’altra, riguardante anche in questo caso l’intervento di un rappresentante delle istituzioni su un funzionario. La Procura di Taranto ha indagato Nichi Vendola per concussione nel caso Ilva. Avrebbe minacciato di non riconfermare il direttore dell’Agenzia dell’ambiente se questi non avesse ammorbidito i controlli sull’acciaieria, esprimendo disapprovazione, risentimento e insofferenza verso l’Arpa, e dichiarando: «Così com’è l’Arpa Puglia può anche andare a casa, perché hanno rotto»,  «e in nessun caso l’attività produttiva dell’Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni». E tanto per far capire la sua opinione avrebbe fatto ammonire il funzionario a non utilizzare i dati tecnici come bombe a mano. I dati tecnici sono le polveri che secondo l’accusa avrebbe mietuto centinaia di vittime, facendo ammalare di tumore le persone che lavoravano e abitavano dentro la fabbrica.

Anche in questo caso ci poniamo una domanda. Ma se per aver fatto liberare una minorenne accusata di essere minorenne e senza che questo comportasse una violazione della procedura, a Berlusconi hanno dato sette anni, se le accuse contro il governatore della Puglia fossero confermate, essendoci di mezzo morti e inquinamento ambientale, a Nichi Vendola che cosa dovrebbero dare? Due ergastoli?

In compenso, per ora la notizia dell’avviso di garanzia al leader che guida una formazione che si chiama Sinistra ecologia e libertà, nonostante l’accusa di concussione in una inchiesta di disastro ambientale, non ha meritato neppure due righe in prima pagina sui principali giornali. Il Corriere ha confinato l’argomento a pagina 22, la Stampa a pagina 18. Forse perché tra le vittime della vicenda Ilva non c’è nessuna nipote di Mubarak?

di Maurizio Belpietro
Twitter: @BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • hilander

    01 Novembre 2013 - 20:08

    Paese non funziona più nulla l'unica cosa che funziona è una certa giustizia......ad personam.......

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  • tass49

    01 Novembre 2013 - 19:07

    Questa e' la giustizia italiana, comandata dal super Napolitano. Che vergogna!!!!!!!

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  • aldobruno

    01 Novembre 2013 - 12:12

    se Nitto Palma da Min. della G. avesse fatto la metà di ciò che ha combinato la Cancellieri sai che scandalo sui giornaloni di sx;la magistratura militante avrebbe scatenato l'inferno;il TG3 la 7 Rep-Espresso indignati h.24:Dio ci liberi dai moralisti sono i peggiori patrioti.E'ora di rendergli pan x focaccia:la sin. va combattuta con ogni mezzo ma sembra che anche Feltri si sia calato le braghe.

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