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L'editoriale

Il centrodestra corre diviso
verso un'inevitabile sconfitta

La rottura è imminente e lo scontro sul governo metterà a serio rischio anche una futura alleanza elettorale. Un regalo alla sinistra

11 Novembre 2013

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Va bene, mi arrendo. Diciamo che ci ho provato, anzi che ho sperato di riuscire a rimettere insieme i cocci, perché ritenevo e ritengo che solo incollando i pezzi sarebbe stato possibile ricomporre il puzzle di un Pdl  impazzito e dare un futuro al centrodestra. Purtroppo ho fallito: dei miei inviti all’unità del partito che rappresenta i moderati se ne sono impipati tutti, lealisti e governativi. Non che mi illudessi di essere ascoltato o addirittura di condizionare le scelte di Berlusconi, Alfano e compagnia vociante: quella è un’ambizione che coltivano soltanto dalle parti di Repubblica quando si occupano della sinistra. Tuttavia, pur non avendo grandi aspettative, speravo che nel Popolo della libertà rinsavissero e, superato il momento di tensione, lo strappo sulla sfiducia al governo e il contro strappo sulla nascita di Forza Italia, i due fronti riuscissero a trovare se non un’intesa almeno un patto di convivenza.

Ancora mi sembra incredibile che gente forgiata nelle battaglie di vent’anni  contro i giustizialisti d’ogni risma e gli statalisti esperti in ogni spreco possa adesso lanciarsi reciproche accuse di tradimento. Soprattutto mi sembra impossibile che si votino così a cuor leggero alla sconfitta, perché sia per gli uni che per gli altri, nel caso di scissione, la sconfitta è molto probabile. Se Angelino Alfano e i suoi accettassero di uscire da un Pdl ridiventato Forza Italia per fondare un loro partito, riuscire a rimanere alleati con gli ex risulterebbe impossibile.  Certo non basterebbe conservare nel logo della neo formazione  il nome di Berlusconi, perché alla fine sembrerebbe una foglia di fico. Soprattutto in quanto, una volta consumata la separazione, le recriminazioni fra lealisti e governativi diventerebbero più aspre di quanto già non siano. Provate a immaginare cosa si potranno dire i fratelli-coltelli quando Berlusconi davvero decadrà per effetto del voto del Pd e della sinistra, cioè di quelli con cui sono alleati gli «alfaniani». Già ora i lealisti accusano i sostenitori di Letta di aver venduto Silvio ai compagni: se per caso ci si dovesse mettere di mezzo la magistratura, non dico con un ordine di custodia cautelare, ma soltanto con un qualche provvedimento contro di lui (ad esempio intercettazioni a gogò, senza neppure più il paravento dell’ascolto di un interlocutore non parlamentare), conservare il profilo di alleati del Pd nella maggioranza di governo e alleati di Forza Italia all’opposizione sarebbe un’impresa da arrampicata sugli specchi. 

È vero, ieri Alfano e i suoi hanno portato a casa l’esenzione dell’Irpef sui redditi al di sotto dei 12 mila euro, ma quando i nodi della gestione Saccomanni-Letta verranno al pettine e si dovranno trovare le risorse con il rischio di nuovi  inasprimenti di tasse che succederà? Come faranno i governativi del centrodestra a tenere i piedi in due scarpe, a restare fedeli al governo e a rimanere uniti a coloro i quali accuseranno l’esecutivo di essersi piegato ai voleri della sinistra, massacrando il ceto medio? È evidente che il percorso di Alfano e dei ministri di centrodestra è strettissimo, talmente stretto che rischiano di essere stritolati nello scontro fra le due forze politiche maggiori del Paese. 

Ma se le prospettive per il vicepremier nonché ex segretario del Pdl sono nere, anzi nerissime, anche perché il bacio del Quirinale non mai ha portato bene a nessuno  (di certo non a Monti, ma mi pare di poter dire neppure a Bersani e Berlusconi), non è che il cielo di Forza Italia non sia offuscato da nubi. Che fa il nuovo partito una volta privato dai governativi? Appoggia il governo oppure va all’opposizione? Se sta nella maggioranza allora non ha senso aver fatto la scissione. Se sta all’opposizione sarà costretto a sparare a zero su Letta e i suoi ministri e dunque inevitabilmente anche su Alfano e i suoi. E in caso di elezioni poi che succede? Ci si rimette tutti insieme appassionatamente?  E siamo sicuri che la Lega, Fratelli d’Italia, la nuova An e tutto ciò che ruota attorno al centrodestra riusciranno a fare massa critica contro la sinistra? Ammesso e non concesso che con un simile rassemblement  vincesse, io temo che poi governare sarebbe peggio di prima.

Ciò detto e analizzati tutti i rischi, rassegniamoci alla rottura. I falchi la vogliono e certe colombe che sognano di trasformarsi in falchi pure, dunque prepariamoci al grande evento, sperando di non dover fare la cronaca di una morte annunciata.

L’unica nota positiva di questa guerra ornitologica è che sotto le ali della chioccia Berlusconi pare ci sia qualche pulcino appena uscito dall’uovo. Facce fresche, qualche ragazzo, un po’ di professionisti. Speriamo bene: perché se vuole tornare a vincere per il centrodestra l’aria nuova è indispensabile. 

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • pi.bo42

    13 Novembre 2013 - 00:12

    C'è ancora chi si consola con questa mussa! Con le maggioranze che ha avuto sarebbe bastato saper fare il proprio mestiere di Presidente del Consiglio e, soprattutto, pensare meno ai propri interessi e di più a quelli degli italiani!

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  • pi.bo42

    13 Novembre 2013 - 00:12

    Sta solo zoppicando, inciampando ad ogni più piccolo ostacolo; di questo passo alle elezioni non ci arriva nemmeno! Povero direttore ci ha descritto per anni le difficoltà del PD, ora come si sente?

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  • metallurgico

    12 Novembre 2013 - 23:11

    E' il solito film trito e ritrito visto centinaia di volte e non cambia mai sin dai tempi dei romani, c'e' sempre un serpente che si annida nel seno che poi con una scusa qualsiasi, morde alle spalle oppure pugnala sempre alle spalle ma il risultato non cambia mai il leader viene soppresso e i traditori salgono sul trono. Solo che puo' capitare a volte che il trono sia gia' occupato da altri e tutto finisce come si dice "a schifio".

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