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L'editoriale

Colpo gobbo del Cav: tra falchi e colombe il domatore resta lui

Dopo la fiducia, Silvio ha capito che i governisti potevano tornargli utili: starà all’opposizione mettendo pressione su Renzi

16 Novembre 2013

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Credo che negli ultimi vent’anni Berlusconi sia stato dato per spacciato almeno una mezza dozzina di volte. Di certo così fu nel 1996, quando perse contro Prodi, e nel 2006, quando il professor Mortadella rivinse la seconda volta. Ma il funerale politico del Cavaliere fu celebrato anche all’epoca della mancata spallata, nel 2011 quando lasciò Palazzo Chigi, e perfino ad agosto, quando la Cassazione lo condannò per il processo Mediaset.  Nonostante i prematuri addii, Berlusconi però è sempre lì e dimostra di avere più vite dei gatti.

Mi ha fatto dunque una certa buffa impressione leggere ieri gli ennesimi epitaffi dopo lo strappo con Angelino Alfano e il gruppo dei governativi. Per  i giornaloni la scissione celebrerebbe la sconfitta del Cavaliere, anzi il suo pensionamento, quasi che la divisione sia avvenuta a sua insaputa, o addirittura contro il suo volere. Secondo le cronache il leader indiscusso di Forza Italia, cioè l’uomo che ha fatto per poi disfarlo il Pdl, avrebbe ricevuto un secco no dei lealisti al patto con Quagliariello. Lui pronto all’accordo, Fitto e i falchi pronti a non firmarlo: roba da non credere. E infatti non ci credo. Anche se nessuno lo dirà mai, è il Cavaliere che ha rotto gli indugi e respinto l’accordo appena sottoscritto con il ministro delle Riforme, perché come sempre Berlusconi gioca più parti in commedia e dopo aver pianto per l’addio dell’amato Angelino credo si sia detto che non tutto il male viene per nuocere. E se i lettori avranno la pazienza di seguirmi spiegherò quello che credo sia il vero piano di Silvio. 

Altro che sconfitto e costretto a cedere di fronte alle nuove generazioni: il Cavaliere ancora una volta ci prepara un colpo gobbo.  Certo, fosse stato per lui il 2 di ottobre Enrico Letta l’avrebbe mandato a casa, ma Alfano ha deciso di votare la fiducia e dunque il blitz è fallito.  Tuttavia a questo punto Silvio deve aver pensato che lasciare Letta  a Palazzo Chigi sostenuto da Angelino non era poi del tutto male. In primo luogo perché, se non si può tornare a votare, è sempre meglio un esecutivo moderato come quello del premier nipote piuttosto che uno con dentro i grillini e gli ultrà di Sel. E in secondo luogo perché, lasciando in piedi il governo ma uscendo dalla maggioranza, Berlusconi non si vedrà scaricate contro le accuse di irresponsabilità e di minacciare la stabilità finanziaria dell’Italia. Insomma:  Forza Italia può togliersi d’impaccio andando all’opposizione senza che per il Paese accada nulla di traumatico.

Oddio, qualcosa accade e cioè, che giocando d’anticipo, e ritornando a Forza Italia senza le colombe, Berlusconi lascia il cerino del governo immobile nelle mani del Pd e, dal prossimo 8 dicembre, in quelle di Matteo Renzi. Come abbiamo scritto ieri, l’esecutivo è deludente da tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda i risultati sia per quanto riguarda i ministri. Non è vero che siamo fuori dal tunnel e la ripresa è a portata di mano:  il rilancio dell’economia è affidato a Fabrizio Saccomanni, cioè a nessuno, e dunque i prossimi mesi non potranno che portare guai. Tuttavia se i conti che non tornano e le manovre vanno a sbattere non sarà più un problema  di Berlusconi, il quale potrà sparare contro Letta senza alcuna remora. I guai grossi li avranno Renzi e il Pd, sono loro che rimangono azionisti di maggioranza assoluta del governo e su di loro ricadranno le responsabilità di tutto ciò che si poteva fare e non è stato fatto.

I risultati dei nuovi equilibri fra partiti e maggioranza si potranno misurare fra sette mesi, quando gli italiani saranno chiamati a votare per  il Parlamento europeo.  Il Partito democratico, come tutti i partiti di governo, è quello che ha più da temere dall’appuntamento elettorale. E insieme con il Pd anche Scelta Civica e gli alfaniani. Paradossalmente, la nuova Forza Italia, quella che secondo i giornaloni nasce già perdente, invece potrebbe trarne vantaggio. 

Ah, già dimenticavo l’obiezione:  ma in primavera Berlusconi sarà decaduto da senatore e non potrà più ricandidarsi, inoltre potrebbe essere ai domiciliari o ai servizi sociali. Sì, è probabile che per le elezioni di maggio Berlusconi sia fuori gioco, ma anche se non potrà essere messo il lista, il suo nome potrà sempre esserci. Un tempo c’era la lista Pannella anche senza Pannella, chi vieta che ci sia la lista Berlusconi senza Berlusconi? E poi, diciamoci la verità, la carta Marina è nel cassetto.  Anzi, le carte di Marina - cioè il discorso che annuncia la sua discesa in campo - sono già pronte.  Tenute in caldo per il gran momento.  Perché il candidato per battere Renzi c’è, ma non si dice.  O meglio: c’è, ma si smentisce.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • vercingetorice

    17 Novembre 2013 - 13:01

    Sicuramente è una grande intelligenza,Berlusconi,fà manovre di partiti per essere sempre l'ago della bilancia.Per lui, è normale,tanto non gliene frega niente dell'Italia,e per questo neanche ad Alfano,Tutto è fatto sempre a danno dei cittadini e sempre contro quelli bisognosi.Non si parla mai di portare il popolo al benessere, ad uscire dalla povertà,a migliorare la vita di tutti.Si parla sempre e solamente di tasse perchè devono quadrare i conti con l'UE e con il nostro,purtroppo enorme,debito pubblico e pagare sempre gli interessi che esso produce.Noi,Italia, ormai, non possiamo stare sempre sotto questa scure sulla testa,prima o poi ci taglierà la testa se non già lo ha fatto.non possiamo essere tassati sempre,così arriveremo alla estrema povertà.Dobbiamo decidere cosa fare senza tiramolla,Dobbiamo essere decisi,tutti inanimi,se effettivamente si vuole bene l'Italia, sennò veramente siete dei traditori,Lei, Berlusconi,deve decidersi dove stare, al governo od all'opposizione.

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