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L'editoriale

Il governo non ha capito nulla
Stavolta protesta la gente vera

I blocchi ferroviari e stradali non ci piacciono. Ma non sono scesi in piazza i soliti facinorosi: questi sono lavoratori esasperati da tasse e mancanza di prospettive

9 Dicembre 2013

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I lettori sanno che le piazzate non ci piacciono. Che si tratti di manifestazioni di sinistra o di cortei di destra poco importa: bloccare il traffico, occupare un città o semplicemente impedire ad altri di fare ciò che hanno in animo, fosse anche andare a spasso, è un atteggiamento che reputiamo fascista. E infatti per questo riteniamo che ci sia più fascismo in certi movimenti di sinistra che si dicono antifascisti di quanto in realtà ce ne sia in altri che hanno chiare nostalgie per il passato.  

Ciò detto, e chiarito che fin dai tempi in cui ci capitò di seguire le prime occupazioni della linea ferroviaria non abbiamo alcuna simpatia per i blocchi della circolazione, non possiamo però tacere di fronte al diverso trattamento riservato a chi invade Roma e la mette a ferro e fuoco e chi si limita a manifestare ai bordi delle autostrade o a distribuire volantini ai caselli. 

“Il Viminale ordina il sequestro dei mezzi in caso di blocchi”, titolava ieri in prima pagina il Corriere della Sera quando ancora nessun  Tir o trattore si era messo in marcia contro qualcuno. Un avvertimento preventivo, quasi una minaccia per avvisare autotrasportatori, agricoltori e artigiani che lo sciopero   non sarebbe stato tollerato e al rallentamento o al blocco della circolazione da parte dei manifestanti sarebbero seguite reazioni dure delle forze dell’ordine. A parte il fatto che a sequestrare decine di migliaia di mezzi che intasano gli svincoli si corre il rischio di far più danni di quelli che si vorrebbero evitare, leggendo il “severo monito”  del ministero dell’Interno e per suo tramite del governo viene da chiedersi se tutti i cittadini siano uguali davanti  alla legge e se i diritti a manifestare, scioperare ed esprimere le proprie opinioni siano applicabili a ogni italiano o se vi sia qualcuno più uguale degli altri, cui vanno riconosciuti trattamenti che ad altri sono negati.   

Già, perché in questo paese per anni abbiamo assistito alle invasioni delle autostrade e dei binari senza che le autorità battessero ciglio. Ricordiamo in particolare il periodo in cui i lavoratori dell’Alfa di Arese invadevano le corsie della Milano Laghi, ma in altri tempi è capitato che ad essere occupate da cortei capitanati da funzionari di Cgil, Cisl e Uil fossero le stazioni lungo la linea ferroviaria Milano Venezia. Facendo un’apposita ricerca è probabile che troveremmo episodi di lotta sindacale ai danni della circolazione sufficienti a riempire un’enciclopedia, ma alle cronache delle manifestazioni quasi mai ha fatto da contraltare la reazione del Viminale. Occupazioni abusive, blocchi non autorizzati e altre forme di protesta similari quasi mai sono state colpite, ma di sicuro in nessun caso abbiamo dovuto registrare gli avvertimenti preventivi diffusi ieri. Perfino i tassisti hanno potuto paralizzare le città e nonostante non avessero il beneplacito confederale nessuno ha detto nulla.

Perché dunque tanta durezza nei confronti di autotrasportatori, agricoltori e artigiani? Forse perché questi non hanno una rappresentanza organizzata? Forse perché si tratta di un movimento spontaneo che salda diversi interessi e diverse rivendicazioni? Certo, i conducenti di Tir non godono di buona fama, un po’ perché sono alla guida di bisonti che paiono incombere sulle autovetture, e un po’ perché nell’immaginario collettivo si portano sulle spalle la colpa di aver paralizzato il Cile e aver autorizzato il generale Augusto Pinochet a buttar giù un governo incapace come quello di Salvator Allende per instaurare una dittatura. 

La reazione del ministero dell’Interno  è forse giustificata dalla paura che anche da noi  trattori e Tir diano il colpo finale a un governino che già da solo fatica a tirare avanti? Possibile, anche se dopo il blocco sarebbe difficile immaginare un colpo di stato che mandi a casa l’Unidad popular nostrana.  Ciò detto, quello che di cui a Palazzo Chigi non si rendono conto è che gli argomenti posti dai manifestanti sono molto popolari. Prova ne sia che ieri a Torino i poliziotti mandati a  tutelare l’ordine pubblico di fronte ai manifestanti si sono tolti i caschi e tra opposti schieramenti sono volati gli applausi. Insomma, salvo gli scontri alimentati dagli ultra delle tifoserie torinesi e da un manipolo di no global, le proteste sono state più civili di quanto facesse temere l’avvertimento del Viminale, che dunque appare ancor più fuori luogo. Anche perché in questo modo il governo non dà l’impressione di aver capito ciò che sta accadendo sulle strade d’Italia. Forse troppo occupati a seguire le evoluzioni dentro il Pd, Letta i suoi ministri paiono aver dimenticato che l’economia italiana sta affondando per troppe tasse e troppi vincoli. Proprio ciò di cui i forconi vorrebbero sbarazzarci.  di Maurizio Belpietro @BelpietroTweet

 

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Commenti all'articolo

  • fijirossi

    10 Dicembre 2013 - 20:08

    Fare finta di tagliarsi lo stipendio per aumentarselo. Il gioco di prestigio è riuscito ai consiglieri della Regione Piemonte e ai colleghi del Veneto. da yahoo oggi 10 dec. lei direttore, questi li ha sempre difesi.

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  • fijirossi

    10 Dicembre 2013 - 20:08

    Fare finta di tagliarsi lo stipendio per aumentarselo. Il gioco di prestigio è riuscito ai consiglieri della Regione Piemonte e ai colleghi del Veneto. da yahoo oggi 10 dec. lei direttore, questi li ha sempre difesi.

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  • fijirossi

    10 Dicembre 2013 - 20:08

    la protesta è anche contro i direttori di giornale. chi scrive non è esente da colpe. troppo tardi sig. direttore ora saltare sul carro. anche lei deve mollare dopo anni di potere. ho copiato ed incollato il testo così ve lo rimando altre volte se me lo censurate come al solito.

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