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L'editoriale

Moschea per legge in tutte le città

Ordine del tribunale: i sindaci non hanno più poteri per arginare l'invasione. Ennesima beffa: prima l'Europa ci ha tolto la libertà di decidere sull'economia, ora siamo obbligati a fare i minareti

4 Gennaio 2014

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Sui Tribunali amministrativi regionali siamo abituati a sentirne di ogni tipo. Nel corso degli ultimi anni non c’è ambito in cui i giudici  incaricati di valutare i ricorsi contro gli atti amministrativi non siano intervenuti. Si va dalle partite di calcio - dove disputarle, quando e perfino se sia giusto o meno retrocedere una squadra - ai programmi scolastici, fino ad arrivare  alle materie che si devono insegnare all’università. Nonostante la vastità degli argomenti oggetto di sentenza dei Tar,  fino ad oggi non ci era capitato di registrare un giudizio sulla illegittimità di un piano urbanistico perché al momento della sua approvazione non era stato indicato un luogo di culto. In pratica è successo che i giudici amministrativi lombardi hanno bocciato il Pgt (piano di governo del territorio,  l’equivalente dei vecchi piani regolatori) in quanto gli amministratori del Comune di Brescia non hanno previsto dove collocare la moschea. 

Noi profani ritenevamo che la decisione di aprire o meno luoghi di preghiera per persone di fede  musulmana fosse una libera scelta di una libera amministrazione, e nel caso di una  città in cui esistesse una forte opposizione alla costruzione di un minareto fosse possibile, per chi guida il Comune,  negare la realizzazione del centro islamico in ossequio al volere della maggioranza dei cittadini. Invece no, ci sbagliavamo. In barba al volere di una giunta e alle aspettative di una comunità, i locali per aprire una moschea - secondo i giudici amministrativi - devono essere indicati nero su bianco a prescindere dal desiderio degli abitanti di quella città. Insomma, se passa il principio statuito dal Tar lombardo significa che d’ora in poi in ogni Comune d’Italia qualsiasi seguace dell’islam avrà diritto a rivolgersi al municipio per sapere dove i pubblici amministratori intendano collocare la moschea.  E il sindaco, anche se eletto sulla base di un programma che escludeva la possibilità di edificare minareti nel territorio comunale, dovrà chinare il capo e rispondere mettendo a disposizione un’area o un locale.

Per la verità, la decisione del Tar non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un solco già tracciato con sentenze che aprono le braccia all’islam e ad altre confessioni.  Tempo fa il Tar bocciò i crediti scolastici concessi a chi seguiva le lezioni di religione, stabilendo inoltre che i docenti della materia non dovessero partecipare a pieno titolo agli scrutini di fine anno perché la religione non concorre alla formazione finale del  voto. E, sempre in Lombardia, i giudici amministrativi se la presero con il sindaco di Sesto Calende perché respingeva i predicatori islamici e ordinarono che ciascun Comune  fosse tenuto a individuare nel piano dei  servizi delle aree da destinare a servizi religiosi.

Naturalmente i magistrati,  nel dire sì alle moschee nonostante la forte opposizione di molti italiani, si rifanno all’articolo 19 della Costituzione, quello che prevede la libertà di culto per ogni cittadino, e probabilmente in punta di diritto hanno ragione. Ma qui non si tratta del diritto bensì del fatto che spesso i centri islamici non sono luoghi di preghiera, ma punti di aggregazione per musulmani non proprio pacifici. Le indagini nel passato hanno stabilito che all’interno delle moschee si davano appuntamento anche i militanti della guerra santa. E, non a caso, esponenti dell’islam moderato invitano il nostro Paese a esercitare un maggior controllo sugli imam e sui loro sermoni.

Ma noi, no. Noi siamo rispettosi dei diritti e delle buone regole dell’accoglienza. Noi apriamo le braccia a tutti, pure a chi ci considera infedeli  e sogna di instaurare la sharia anche da noi. Noi consentiamo a tutti di edificare il proprio luogo di culto, anche se dove regnano i mullah non solo non è permesso costruire una chiesa, ma addirittura i cristiani li mettono in croce. Viene in mente un libro di qualche anno fa, uscito in Germania e scritto dal giornalista Peter Hahne. Si intitolava La festa è finita e, dopo l’11 settembre e l’attacco terroristico alle Torri gemelle, invitava a riconsiderare la difesa delle nostre radici e della cristianità prima che fosse tardi. Appello caduto nel vuoto. Anzi: caduto davanti al Tar. Ormai non solo non siamo più liberi di decidere le politiche di bilancio del nostro Paese perché ci vengono imposte dall’Europa. Ora non siamo più nemmeno liberi di dire no a una moschea. E grazie ai petrodollari ogni Paese arabo potrà finanziare a casa nostra il suo minareto. Amen.   

di Maurizio Belpietro
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Commenti all'articolo

  • oasicarlos

    06 Gennaio 2014 - 22:10

    Con le vostre leggi vi invaderemo e con le nostre leggi vi domineremo.

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  • giorgio_collarin

    06 Gennaio 2014 - 00:12

    invasione strisciante prima, poi lampante:stante la evidentissima occupazione di territorio e spazi; ricordiamo la preghiera sul sagrato di fronte al duomo di milano!!! ora le moschee!!! ci fosse una reciprocità a casa loro!!! solamente il giappone ha capito e dihiara l'islam "out"!!! e difende la società civile con delle misure di sbarramento!!! voler essere cittadini del mondo non basta, occorre dimostrarlo con comportamenti etici, civili, rispettosi della cultura, delle tradizioni,dei costumi e delle leggi del paese che ci accoglie!!! caso contrario, come fa il giappone: restatevene a casa vostra!!!

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  • fatti neri

    06 Gennaio 2014 - 00:12

    la è drammaticamente contorta....comandano i governi con i rappresentanti eletti dal popolo o queste toghe che si eleggono tra di loro? essere o no essere,,,,democrazia o dittatura,,,,italiani o pecoroni? in altri tempi sarebbe esplosa una ribellione di massa ma, ora c'è il grande fratello,, le soap opera,,,i mac donald, i mega store e siamo tutti frastornati fino al rincoglionimento totaleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

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