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L'editoriale

A noi le tasse, agli stranieri i servizi

Per comprendere il fallimento della "rivoluzione arancione" basta guardare l'operato di Pisapia a Milano: più Irpef e Imu, aumenti su tram e parcheggi, Area C, imposte sui rifiuti. E in cambio? Un ufficio tutto nuovo per gli extracomunitari

13 Gennaio 2014

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In un anno la popolarità di Giuliano Pisapia è precipitata. Il sindaco di Milano non è il solo tra gli amministratori locali a crollare nei consensi: anche altri protagonisti della cosiddetta rivoluzione arancione sono in caduta libera fra gli elettori. Tuttavia, l’uomo che fece esultare Nichi Vendola fino al punto di parlare di una liberazione del capoluogo lombardo va giù più di altri. Secondo un sondaggio del Sole 24 Ore Pisapia nella graduatoria dei sindaci passa dal 10 al 54esimo posto, perdendo in sol colpo 9 punti di gradimento.

Per cadere così in basso ovviamente bisogna sforzarsi e il sindaco di Milano dobbiamo riconoscere che ci ha messo tanto impegno. Quando subentrò a Letizia Moratti poteva contare su almeno un sessanta per cento di consensi, che per una città da anni governata dal centrodestra non è poca cosa. Soprattutto considerando la storia di Pisapia, ex militante della sinistra estrema e parlamentare di Rifondazione comunista in una città moderata. Come si è arrivati dunque a una simile dilapidazione di voti in soli due anni e mezzo? La risposta è semplice: passo dopo passo. Cioè tassa dopo tassa.

Appena giunto a Palazzo Marino il sindaco gentile (nei dibattiti non alza mai la voce e venendo da una buona famiglia evita le polemiche più virulente) decise di aumentare il biglietto del tram del cinquanta per cento, rincarando anche gli abbonamenti mensili e perfino le carte d’argento, ovvero le tessere per i pensionati. Non contento istituì l’Area C, cioè una gabella per chiunque varcasse la zona del centro a bordo di un trabiccolo. Letizia Moratti pretendeva il pedaggio solo per i veicoli inquinanti, giustificandolo come una tassa ecologica, ma Pisapia, temendo di colpire i poveri (che hanno macchine vecchie e dunque più inquinanti) decise di estenderlo a ogni veicolo, anche a quelli modernissimi purché a benzina o diesel. E, per essere equo, lo impose anche agli abitanti del centro: sia mai detto che quelli che abitano all’interno dell’Area C, cioè di una zona privilegiata, possano entrare e uscire dal ghetto dorato milanese indisturbati senza pagare pegno.

Poi, per non farsi mancare niente, il rivoluzionario arancione varò l’addizionale Irpef, pretendendo da tutti i milanesi che guadagnano più di 21 mila euro lordi (cioè quasi tutti) una tassa dello 0,8 per cento sui redditi. Tuttavia, siccome neanche questo bastava alle necessità di un Comune equo e solidale, approfittando dell’introduzione dell’Imu, Pisapia decise di alzare al massimo le aliquote, portandole dallo 0,4 allo 0,6 per cento, costringendo così quest’anno i milanesi a pagare una mini-Imu da 44 milioni, anche se l’Imu è ufficialmente abolita. Quindi, avendo aumentato la raccolta differenziata, costringendo ogni famiglia a tenersi in casa un piccolo contenitore per la raccolta di compost, cioè di rifiuti che possono marcire ed essere riciclati, il sindaco rosso-verde ha aumentato la tassa sui rifiuti, mettendo a bilancio con la nuova Tares ben 24 milioni in più, che dalle tasche dei contribuenti dovranno confluire nelle casse municipali.

Non è tutto. Ai commercianti è stato richiesto un aumento della tassa di occupazione del suolo pubblico, così, nonostante incassino di meno, bar e ristoranti sono costretti a pagare di più per i dehors. Anche i turisti e visitatori devono mettere mano al portafogli: i primi per pagare la tassa di soggiorno, i secondi per parcheggiare nelle strisce blu (la sosta si somma al pedaggio che si deve versare per entrare in centro).

Naturalmente, Pisapia non chiede soltanto soldi, ma in cambio di una pressione fiscale sempre più pesante offre anche nuovi servizi. L’ultimo, annunciato proprio ieri, è molto importante ai fini dell’integrazione dei cittadini immigrati. I quali, per sbrigare le pratiche che li riguardano, potranno presto rivolgersi ad un apposito centro allestito in un palazzo comunale. A loro disposizione ci saranno 30 impiegati del Comune, che metterà a disposizione per il servizio agli stranieri anche i fondi raccolti tramite l’Unione europea. Il centro per l’immigrazione funzionerà dunque a pieno ritmo per chiunque abbia bisogno di aiuto, offrendo sostegno e supporto d’ogni tipo.

In conclusione: che altro c’è da aggiungere per capire come mai in un solo anno Pisapia è passato dal 10 al 54esimo posto nella classifica dei sindaci meno amati d’Italia? 

Ps. La graduatoria segnala anche la caduta di consenso di Luigi de Magistris, Marco Doria, Ignazio Marino, Federico Pizzarotti. Dalla rivoluzione arancione a quella di cartone. 

di Maurizio Belpietro
Twitter: @BelpietroTweet

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • cane sciolto

    02 Febbraio 2014 - 17:05

    Purtroppo ci sono delle persone che vanno in giro ancora con i paraocchi che votano e difendono il PD e SEL, i paladini degli stranieri e magari si lamentano pure, io personalmente questa gente li chiamo I....i e traditori. Aggiungo che condivido anche il commento n°1 giovsim.

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  • numetutelare

    15 Gennaio 2014 - 23:11

    L'unica cosa che non ci hanno tolto é il diritto al voto, esercitiamolo appena possibile e rimediamo!!!

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  • gio52

    15 Gennaio 2014 - 05:05

    La scienza ha appurato che noi italiani abbiamo il piu' variegato dna d'europa percio' siamo piu' bastardi di tutti !! La scienza ha ipotizzato che nell 'evoluzione umana ci fu un contatto fra scimmia e maiali e credo che nel nostro dna sia piu' marcata la presenza del maiale .

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