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L'editoriale

È caduto il muro anti-Silvio Ora portateci a votare

Il riconoscimento del leader avversario è storico. Le possibilità di cambiare la Carta sono scarse. Ma se la strana coppia ci regalerà le urne sarà comunque un successo

18 Gennaio 2014

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L’incontro di ieri è stato definito storico. Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno discusso per due ore e mezza di riforma elettorale (ma come si è visto anche di qualche cosa d’altro) nella sede del Pd. Il Caimano, il pregiudicato che la sinistra ha odiato e combattuto per vent’anni, è stato ricevuto con gli onori che si devono a un leader dal segretario del maggior partito di sinistra. 

Non so se davvero l’incontro sia da giudicare storico e se ad esso seguirà qualcosa di utile per il Paese. Ma se anche così non fosse, che il capo di Forza Italia e quello del Partito democratico si siano parlati segna comunque una svolta. Se non accordarsi, almeno dialogare è possibile.

Ricordo che mesi fa, quando Pier Luigi Bersani cercava  inutilmente di trovare una maggioranza per far nascere il suo governo, l’allora segretario del Pd accettò con fatica di vedere Berlusconi. Nonostante fosse il capo dell’opposizione (oltre che un ex premier), Bersani fece di tutto per scansarlo. In anni di militanza politica e di rappresentanza parlamentare i due praticamente non si erano mai guardati negli occhi, se non una volta, quando il segretario del Pd si era recato in visita all’ospedale San Raffaele dopo il lancio di una statuetta in faccia a Berlusconi. Un saluto, una testimonianza di solidarietà, nulla di più. Non un dialogo politico, non uno spiraglio per cercare insieme una via d’uscita ai problemi italiani. Possono due dei principali protagonisti politici non parlarsi? Possono ignorarsi anche se siedono tra i banchi della Camera a poche decine di metri di distanza? Ovvio, che no.

Ecco, non so se alla fine l’incontro di ieri tra Renzi e Berlusconi produrrà qualcosa di buono per l’Italia, se ci darà cioè una legge elettorale che ci consentirà di votare e di avere un governo che governa. E se alle promesse sulle modifiche al titolo V della Costituzione e sull’abolizione del Senato seguiranno i fatti. Dovessi esprimere la mia sensazione direi di no, ma il mio è uno scetticismo dovuto più alle astruserie dei sistemi elettorali  e alla diffidenza nei partiti  che alla  sfiducia nei confronti dei risultati di ieri. Ciò detto, indipendentemente da che cosa scaturirà dal dialogo fra i due leader, è evidente che il ghiaccio è rotto: e non fra Berlusconi e Renzi, i quali già nel passato  avevano avuto modo di incontrarsi e non senza critiche, ma fra due partiti che a lungo si sono guardati in cagnesco. La competizione fra Forza Italia e Partito democratico continuerà, perché fra chi si ispira a un modello liberale e chi invece pur chiamandosi progressista è il campione della conservazione ci sono parecchie idee diverse. Ciò nonostante da ieri c’è una sorta di reciproca accettazione, una specie di riconoscimento dell’esistenza di schieramenti legittimati dal voto, che nessuna inchiesta della magistratura e nessun pregiudizio politico potrà mai cancellare.

Si è spesso detto che il voto degli italiani e non altro autorizza un partito e un leader a governare. Eppure in vent’anni la tentazione della sinistra di far fuori Berlusconi per via giudiziaria è sempre stata forte. Si vorrebbe che una sentenza lo escludesse dalla scena politica, privandolo del consenso con un dispositivo emesso dal giudice. Ma il Cavaliere, condannato o no, rimane un leader, anzi uno dei più importanti se non il più importante degli ultimi vent’anni. Dal 1994 ad oggi è stato battuto tre volte solo perché le forze moderate e di centrodestra si sono divise, ma con questo dato di fatto la sinistra non ha mai voluto fare i conti, preferendo cercare scorciatoie e immaginando che Berlusconi avesse incantato come un pifferaio magico la maggioranza degli italiani. 

Il gesto del nuovo segretario del Pd rompe dunque un tabù, dichiarando superato un pregiudizio lungo vent’anni. Sarà difficile ora opporre a un dialogo con l’opposizione le solite argomentazioni. Sarà impossibile trattare Berlusconi in maniera diversa da quello che è, cioè il capo della coalizione che per vent’anni ha rappresentato i moderati, ovvero la maggioranza degli italiani.

Come ho detto, io resto scettico sulla possibilità di approvare in tempi rapidi non tanto una riforma elettorale che garantisca la stabilità e la governabilità, ma la riforma del titolo V e quella del Senato. Sulla strada del cambiamento ci sono ancora molti ostacoli e molte resistenze. Ma se anche l’incontro fra Renzi e il Cavaliere si limitasse a portarci un nuovo sistema per eleggere i parlamentari, non potremmo che rallegrarci. Dopo la riforma elettorale il dialogo fra Forza Italia e Pd, infatti, non potrebbe che portarci in fretta alle elezioni, archiviando Letta, Saccomanni e il governo delle scarse intese. E già questo sarebbe un successo.

di Maurizio Belpietro
Twitter: @BelpietroTweet

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