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L'editoriale

Ricetta del governo: meno investimenti, più evasori

Chi ristrutturerà casa cercherà di pagare in nero e i capitali esteri si terranno lontani da un Paese in cui le regole cambiano ogni giorno. Bei risultati

21 Gennaio 2014

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Zitto zitto, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sul grande rottamatore diventato grande riformatore, il governo ha fatto sparire non solo il reato di clandestinità (nonostante il ministro degli Esteri Emma Bonino avverta che tra i profughi ci sono anche cellule terroristiche dormienti) ma pure le detrazioni.  Sì, avete letto bene. Dopo aver incentivato i contribuenti a munirsi di pannelli solari, a cambiare arredamento e anche a  ristrutturare casa, promettendo in cambio sconti fiscali, ora Letta & C. hanno cancellato le norme che consentivano un’immediata compensazione tra tasse da pagare e sconti da incassare. 

Il colpo di mano è stato messo a segno con la legge di stabilità e riguarda anche le detrazioni sui mutui, sulle spese mediche, sulle assicurazioni e via elencando. All’insaputa di tutti, in particolar modo degli italiani, il ministero dell’Economia ha stabilito che d’ora in poi i lavoratori dipendenti e i pensionati che compilano il 730 non potranno più avere subito il rimborso delle detrazioni tramite sostituto d’imposta o Caf, ma dovranno attendere per mesi di avere il dovuto dall’Agenzia delle entrate. In pratica, prima ci si poteva vedere accreditate le detrazioni direttamente in busta paga o con la pensione, ma con la nuova norma bisognerà aspettare che gli ispettori del Fisco facciano i loro accertamenti. Apparentemente si tratta di una modifica di poco conto, che sposta da un ufficio all'altro un adempimento: dal datore di lavoro o dall'Inps all'Agenzia delle Entrate. In realtà si tratta di una fregatura, perché mentre prima i tempi di rimborso erano certi (in genere a metà anno), adesso prima di vedere i soldi promessi ci si dovrà adattare a riti e usi della burocrazia pubblica. Dunque, campa cavallo. Il rischio di vedere i propri crediti finire nel grande calderone delle fatture che lo Stato salda a distanza di anni è concreto.

Mentre prima tutto si svolgeva automaticamente, con la semplice presentazione della dichiarazione dei redditi, ora la documentazione dovrà passare al vaglio degli uomini di Attilio Befera, i quali essendo impegnati nella caccia agli evasori se la prenderanno comoda. Ufficialmente devono approfondire e rispondere in sei mesi, ma se non lo faranno non c'è sanzione che li punisca. Di fatto si fa in modo che la pratica venga evasa il più tardi possibile. Già ora i rimborsi Iva sono accreditati con anni di ritardo, aggiungendo anche le detrazioni di lavoratori e pensionati è probabile che l'attesa si faccia più lunga per tutti.

In buona sostanza, chi ha cambiato arredamento, rinnovato i locali della propria abitazione o messo a norma serramenti e caldaia per ottenere un risparmio economico oltre che energetico, da quest'anno dovrà rifare tutti i propri conti. Il vantaggio fiscale che aveva calcolato al momento dell'investimento è sospeso e soggetto a verifica. Tuttavia conoscendo la pubblica amministrazione il contribuente farà meglio a considerare di non avere alcun credito, oppure a iscrivere il rimborso fra i crediti difficilmente recuperabili o restituibili solo dopo molta fatica. Una beffa, anzi una presa in giro. Perché la norma non vale solo per il futuro, ma pure per il passato, cioè per l'anno scorso. Oh, certo, il contribuente potrà consolarsi leggendo delle riforme istituzionali che il Parlamento si appresta a varare grazie alla grande intesa intercorsa fra Pd, alleati ed ex alleati. Ma se da un lato cambia il sistema elettorale, dall'altro non cambia mai il sistema con cui lo Stato tratta i suoi cittadini, violando sistematicamente lo statuto del contribuente.

A questo punto si pongono due riflessioni. La prima è semplice: come può il governo pretendere un comportamento corretto da parte degli italiani in materia fiscale, quando è il primo a comportarsi scorrettamente? Il fisco esige che si rispettino le regole, però poi non rispetta il patto sottoscritto con i cittadini, dunque incentiva chi evade. Non rendendo convenienti le detrazioni, alla fine chi ristrutturerà casa si metterà d'accordo con le imprese che non vogliono pagare le tasse per non dichiarare i lavori in cambio di uno sconto sulla fattura. Bel risultato davvero. Seconda riflessione: dato che il governo sostiene di voler attirare investimenti dall'estero, chi verrà in Italia a mettere dei soldi in un'impresa se i  nostri ministri continuano a cambiare le carte in tavola e soprattutto le tasse? La risposta ci pare scontata.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • hilander

    22 Gennaio 2014 - 19:07

    Nessuno possiede la bachetta magica ma dal novembre 2011 si è notata solo incompetenza nella gestione del paese pur avendo avuto carta bianca nel fare una politica di lacrime e sangue risultati? Sembra di vivere in un paese sempre bloccato schiavo dei diktat di Bruxelles, la colpa non è solo della Merkel ma sopratutto della sinistra di casa che ci tiene da lungo tempo bloccati senza accettare nessun tipo di dialogo,da decenni sempre occupata su come dove e quando abbattere colui che è stato democraticamente legittimato dal popolo....aspettando SAN MATTEO........

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