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L'editoriale

Un consiglio: Mr Inps si dimetta

Dopo decine di poltrone occupate e gli 85 milioni di euro di rimborsi pubblici che gli sono sfuggiti, spunta pure il titolo accademico farlocco. A questo punto meglio lasciare

31 Gennaio 2014

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In genere sono considerato uno che lavora sodo: comincio presto al mattino e non di rado finisco dopo la mezzanotte. Ciò nonostante al confronto di Antonio Mastrapasqua mi sento un fannullone. Il presidente dell’Inps, non solo guida da solo, cioè senza consiglio di amministrazione, l'istituto previdenziale più grande d'Europa, un mostro con 33 mila dipendenti e 17 milioni di pensionati, ma ha anche altri 24 incarichi. Anche ammettendo che alcuni siano posti non operativi, cioè senza responsabilità diretta, fare il direttore generale di un ospedale, il presidente di un fondo immobiliare e il membro del collegio sindacale di almeno sei società, alcune delle quali complesse come gli Aeroporti di Roma o le Autostrade, richiede capacità sovrumane. Non soltanto si ha bisogno di 48ore giornaliere invece delle normali 24, ma credo sia indispensabile un'abilità eccezionale di saltare da un consiglio di amministrazione all'altro, da un argomento di tipo previdenziale a uno di natura aeroportuale o autostradale. Di solito di fenomeni così se ne trovano uno ogni dieci, forse venti milioni, sulla terra. Nel caso  di Mastrapasqua invece sono capitati tutti nella sua famiglia. Già, perché non solo il presidente dell'Inps è un collezionista di poltrone, ma anche la moglie e pure il fratello. La signora pare che sieda in almeno una ventina di collegi sindacali, tra i quali quelli non proprio facili di Rai e Acea, mentre Mastrapasqua senior (è di un anno più vecchio del presidente Inps) fino a poco tempo fa ricopriva incarichi in una settantina di società, tra cui Ansaldo Energia e Invitalia.

Di recente, da quando cioè si è cominciato a parlare della sua frenetica attività di amministratore e sindaco di decine di imprese, pare però che Antonio abbia rinunciato a qualche poltrona, scendendo da 25 a nove, ma tra le rimaste restano quelle più importanti, tra cui oltre alle già citate c'è quella di vicepresidente operativo di Equitalia, cioè dell'azienda di esazione fiscale del ministero del Tesoro, e quella di amministratore unico della società che gestisce lo sviluppo del litorale laziale. Vista la mole di impegni, tra pensioni, imposte, trasporti e perfino turismo, c'è dunque da capirlo il presidente dell'Inps. Poteva con tutto quel che aveva da fare sapere di una faccenda di rimborsi gonfiati che riguarda l'ospedale da lui diretto ? Ovvio che no. E' vero, i milioni in più contestati dalla magistratura sono tanti, 85 per la precisione, ma la responsabilità a quanto pare non è sua, ma di chi i soldi li chiedeva, cioè i medici. Del resto, si può pensare che una persona che si divide tra nove incarichi, tra cui la presidenza di un colosso che paga 270 miliardi di pensioni, abbia tempo per sapere che qualche primario dell'ospedale di cui è direttore faccia guadagnare al nosocomio 85 milioni in più? Neanche da discutere: tutto avveniva a sua insaputa, profittando dell'affollamento di incarichi di Mastrapasqua. Ovvio: non diciamo che siamo pronti per lui a mettere una mano sul fuoco, ma neppure a metterlo sulla graticola come se fosse colpevole.

Ciò detto, fossimo in lui, faremmo una serie riflessione. Non tanto su quanto ha detto ieri il presidente del consiglio a proposito degli incarichi multipli (presenterà un disegno di legge per vietarli, campa cavallo) e dunque sulla necessità di rinunciare a qualche poltrona, ma sull'opportunità di mollare quella di presidente dell'ente previdenziale. Sappiamo che Mastrapasqua a proposito dei rimborsi si professa candido come un giglio e fa trapelare che tutto abbia origine dalla volontà di sostituirlo per accaparrarsi il ricco affare della prossima dismissione degli immobili Inps. Ciò nonostante, fossimo in lui abdicheremmo all'incarico, perché anche se non ha colpe, uno che sotto il naso si è fatto sfuggire 85 milioni ingiustificati non si presenta agli occhi del pubblico con un bel biglietto da visita.

Se poi a questa storia si aggiunge quella che raccontiamo oggi in prima pagina, ovvero una condanna per degli esami universitari comprati, l'immagine ne esce un po' malconcia. E' vero che si tratta di roba di trent'anni fa, dimenticata e probabilmente rimediata con nuovi esami per poter rendere legittima la laurea. Ed è altrettanto vero che la faccenda è sepolta sotto la coltre dei ricordi, al punto che neppure l'Università ne ha memoria ed è arrivata a premiare Mastrapasqua come miglior studente. Però, anche se all'età di venticinque anni, un tipo che compra gli esami non è cosa di tutti i giorni. Soprattutto non passa inosservato, in particolare se alle sue mani sono affidate le pensioni di tutti gli italiani.     

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • rossella cascetta

    01 Febbraio 2014 - 09:09

    Da 9 mesi i medici fiscali ditutta Italia praticamente non lavorano Medici che per la maggior parte fanno solo questo lavoro)- Mastropasqua è allergico ai controlli? O quei soldi servivano per le sue cliniche? Il budget per un anno di lavoro di 1400 medici fiscali era di 70mln di euro! Intanto i furbetti dei certificati hanno campo libero e le spese per l'Inps aumentano!

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