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L'editoriale

Ora stiamo attenti alle nostre pensioni

Mastrapasqua ha avuto il merito di tenere in piedi i conti dell’ente. Non vorremmo che adesso politici e sindacalisti svendessero l’immenso patrimonio immobiliare

1 Febbraio 2014

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Alle nove di venerdì sera Antonio Mastrapasqua non aveva nessuna intenzione di dimettersi. Il discorso con cui il presidente del Consiglio aveva annunciato la necessità di una legge che regolasse gli incarichi multipli dei manager pubblici non lo aveva scosso. «Resto», mi ha detto a conclusione di un breve colloquio, «fino a che non sarà predisposta la governance dell’Inps», cioè le regole per la guida del colosso previdenziale.  Dalla decisione di restare ai vertici dell’istituto che presiedeva da sei anni non lo avevano fatto recedere nemmeno le polemiche sui rimborsi gonfiati dell’ospedale Israelita, di cui lui era direttore generale. Né il sospetto di  un insostenibile conflitto d’interessi a causa dei soldi che l’Inps non riusciva a incassare dal nosocomio.

Eppure, nonostante la determinazione a non mollare la poltrona, Mastrapasqua ha ceduto e ha firmato la lettera di dimissioni. A convincerlo ha contribuito la prima pagina di Libero di ieri, quella con cui si raccontava la storia della laurea falsa. Una vicenda di trent’anni fa: esami non sostenuti ma riportati sul  libretto universitario. Per questo l’ex presidente dell’Inps era stato condannato a dieci mesi di carcere e costretto a  rifare gli esami e ridiscutere la tesi. Fatti per cui in seguito Mastrapasqua aveva ottenuto la riabilitazione, ma comunque fatti che non si addicono a chi ricopre un incarico così delicato come quello di massimo gestore delle pensioni degli italiani.

Non so se dopo la pubblicazione della faccenda degli esami mai superati il governo gli abbia chiesto di far le valigie o se la decisione sia stata sua: certo, al cronista che lo interrogava a proposito della ormai dimenticata vicenda, Mastrapasqua non ha nascosto che la storia sarebbe stata per lui il colpo finale. Da mesi era nel mirino di giornali e Parlamento per i troppi incarichi, diviso tra l’ente previdenziale e i collegi sindacali di società quotate come Autostrade e Aeroporti di Roma. Una bulimia di poltrone che non gli ha portato troppa fortuna. Già guidare da solo l’Inps (l’istituto non ha un consiglio di amministrazione, ma solo un presidente e un direttore generale) pareva un compito gravoso, soprattutto se si hanno 33 mila dipendenti e si erogano le pensioni a 17 milioni di persone. Figurarsi se oltre a pagare 270 miliardi l’anno si ha la testa su altre società e altri dossier.

L’ex presidente dell’Inps,  per la verità, ha sempre sostenuto che chi puntava il dito contro i suoi molti incarichi in realtà aveva come obiettivo non la sua persona ma gli immobili dell’ente, lasciando intendere che gruppi di potere e d’affari erano molto interessati  alla privatizzazione delle case dell’istituto, un immenso patrimonio accumulato negli anni a tutela delle pensioni. Sia come sia, ora che se n’è andato sarà il caso di vigilare affinché il tesoro di mattoni non faccia la fine delle abitazioni che l’Inps cedette in seguito ad Affittopoli. Ricordate? Dopo che il Giornale rivelò che gli alloggi dell’ente erano dati in affitto a prezzi stracciati alla nomenclatura dei partiti, e in particolare di quelli di sinistra, le case vennero svendute. I saldi portarono ad alienare i pezzi di maggior pregio con sconti del 30 e anche del 40 per cento e a beneficiarne fu la stessa nomenclatura che per anni aveva abitato abusivamente in quegli appartamenti. Ai politici andarono le abitazioni di lusso, agli italiani il buco delle pensioni con quel che ne consegue, riforma Fornero compresa.

A prescindere dunque da Mastrapasqua (che pure non mi è parso il peggior presidente dell’Inps: almeno gli va riconosciuto il merito di aver tenuto lontani i sindacati), sarà opportuno aprire gli occhi sui prossimi sviluppi, in particolar modo sui passaggi di mano di palazzi e palazzine. Da tener presente è anche un’altra faccenda di cui  più volte abbiamo scritto. Si tratta delle lettere che per legge l’Inps dovrebbe inviare ai titolari delle posizioni previdenziali per comunicare l’entità della pensione che prenderanno quando si ritireranno dal lavoro. Molti credono ancora che l’assegno previdenziale sarà sufficiente a garantir loro una vita dignitosa, ma grazie alla riforma Fornero molto probabilmente non basteranno neppure quarant’anni di contributi per assicurarsi l’attuale tenore di vita. Visto che si gioca con il futuro degli italiani, forse è giunta l’ora di parlare agli italiani, per informarli di ciò che li aspetta. Almeno sapranno chi ha fatto sparire i soldi che loro per decenni hanno rimesso nelle mani di politici e sindacalisti.

PS.  Tra i candidati a sostituire Mastrapasqua si fanno i nomi di Tiziano Treu e di Raffaele Bonanni. Il primo era il ministro del Lavoro ai tempi di Affittopoli: non vigilò allora e non è il caso che vigili adesso. Il secondo è un sindacalista. Insomma, sia con l’uno che con l’altro saremmo alle solite: politici e segretari confederali a gestire le pensioni. Quello che hanno saputo fare nel passato lo sappiamo, quello che potrebbero fare per il futuro  lo immaginiamo.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • rossella cascetta

    04 Febbraio 2014 - 11:11

    Mastropasqua si sa non ama i controlli, ma rinunciando alle visite fiscali ha lasciato senza lavoro 1400 medici. A fronte di un budget di 50 mln di euro annui stanziati fino al 2012, quest'anno solo 12 mln di budget: significa una riduzione dello stipendio dell'80%! Chi ci rimette non sono solo i medici fiscali , ma anche lo Stato, i datori di lavoro, i lavoratori onesti!!!!

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  • gigi0000

    03 Febbraio 2014 - 10:10

    l'INPS godeva di un adeguato patrimonio atto ad assicurare decenni di sicurezza ai suoi pensionati, poi ha dovuto far fronte all'indebitamento di enti pensionistici statali, Enpas, Inpdap e similia, creando un debito di 9 miliardi. Se qualcuno dovesse soffrire, siano le cicale e non le formiche.

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  • herbavoliox

    02 Febbraio 2014 - 22:10

    Si sente nominare Treu, spero proprio non sia vero, fuori i politici dalle gestioni. Occorre indire un serio concorso aperto a tutti ed il più bravo vince. Troppo semplice e limpido? Credo, fermamente che un neolaureato in gamba potrà, sicuramente, fare meglio di un asino patentato come mastrapasqua ed i politici inetti. Si aprano le danze!

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